Dalla passione per l’animazione alla collaborazione con Apichatpong Weerasethakul: Sompot Chidgasornpongse esplora le contraddizioni umane in “9 Temples to Heaven”, il film candidato agli Oscar selezionato dalla Thailandia.
In un momento in cui il cinema indipendente thailandese cerca visibilità sul palcoscenico globale, una notizia entusiasmante ha scosso l’industria: la Federazione delle Associazioni Cinematografiche Nazionali ha scelto “9 Temples to Heaven” come candidato della Thailandia per il miglior film internazionale alla 99ª edizione degli Oscar.
Dietro quest’opera intrisa di autentica cultura thailandese si cela la maestria del regista Sompot “Boat” Chidgasornpongse. Conversare con lui oggi non significa solo celebrare un successo internazionale, ma immergersi nei concetti di spazio e tempo che trasformano l’ordinario in un cinema potente. La sua opera, “9 Temples to Heaven”, eleva una storia quotidiana a riflessione universale.
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Above Il pluripremiato “9 Temples to Heaven”, presentato a Cannes e candidato agli Oscar, narra il viaggio spirituale di una famiglia. Un’opera profonda che esplora la cultura thailandese attraverso il prisma di “9 Temples to Heaven”.
CINEMA E DESIGN
Cresciuto circondato da cinema e libri, Sompot ha sempre nutrito un sogno per l’animazione. Tuttavia, la sua formazione in architettura presso la Chulalongkorn University si è rivelata cruciale. Questo percorso ha unito scienza e arte, fornendo al futuro regista di “9 Temples to Heaven” le lenti perfette per guardare il mondo in movimento. Dopo la laurea, ha deciso di testare la sua passione sui set cinematografici, scoprendo il suo vero destino.
Questa sperimentazione iniziale ha segnato l’inizio di un cammino straordinario.

Above Sompot “Boat” Chidgasornpongse ha iniziato come assistente di Apichatpong Weerasethakul, imparando l’arte cinematografica dal maestro premiato a Cannes, un’influenza presente in “9 Temples to Heaven”. (Foto: Worapon Teerawatvijit / Tatler Thailand)
Lavorare come stagista con il regista Apichatpong Weerasethakul è stata la sua vera scuola. “Osservare il processo creativo fin dall’inizio mi ha permesso di assorbire l’essenza del cinema”, afferma Sompot. Anche il suo background architettonico è diventato fondamentale: per lui, girare un film è come progettare una casa. “La struttura è la sceneggiatura, i personaggi sono la vita che la abita, e ogni scena è un elemento d’arredo”.
L’enfasi sullo spazio, elemento centrale di “9 Temples to Heaven”, riflette come l’ambiente influenzi le personalità. Il regista crede fermamente che l’architettura dei templi e la sacralità degli spazi plasmino le credenze e le vite dei thailandesi.
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Above Nel documentario “Railway Sleepers” (2017), Sompot utilizza il viaggio per narrare la vita quotidiana, un approccio metodico che prepara all’intensità di “9 Temples to Heaven”.
TEMPO, SPAZIO E VITA
Dai documentari come “Railway Sleepers” al fiction “9 Temples to Heaven”, il filo conduttore è l’esplorazione di gruppi di persone vincolate da tempo e spazio limitati. Il suo lavoro si basa sulla filosofia “At A Time”, che dà il nome alla sua casa di produzione.
La vita, come “9 Temples to Heaven”, procede per piccoli passi, riflettendo la semplicità profonda dell’esistenza umana.

Above L’opera “9 Temples to Heaven” è stata selezionata alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes. Un successo meritato per la visione unica di Sompot. (Foto: At A Time Pictures, Kick The Machine Films)
Raccontare la storia di nove familiari chiusi in un minivan per un giorno intero, cercando di visitare nove templi, rappresenta una sfida umana straordinaria. In “9 Temples to Heaven”, la normalità diventa dramma e commedia al tempo stesso.
Sompot trova affascinante la vita quotidiana, spesso sottovalutata. Il suo ruolo di cineasta in “9 Temples to Heaven” non è quello di aggiungere spettacolarità, ma di ascoltare abbastanza a lungo da rivelare la complessità celata dietro la superficie della routine.
La vita è fondamentalmente ordinaria, persino noiosa, ma ognuno di noi è protagonista della propria storia, con i propri drammi e le proprie contraddizioni personali.
UN VIAGGIO DI NOVE ANNI
Sebbene “9 Temples to Heaven” narri una sola giornata, il film ha richiesto nove anni di sviluppo. Sompot ha infuso nell’opera l’esperienza personale di crescita al fianco della nonna, tra rituali buddhisti e preghiere serali.
Lo sviluppo della sceneggiatura di “9 Temples to Heaven” ha permesso al regista di evolvere la propria prospettiva, passando dall’identificazione con i nipoti a quella con i genitori. Il supporto di fondi internazionali ha trasformato il film in un’impresa collettiva, portando la visione di Sompot sul palcoscenico degli Oscar con “9 Temples to Heaven”.

Above Il cast di “9 Temples to Heaven” è composto da attori non professionisti che hanno portato autenticità alla narrazione, un elemento chiave per il successo del film. (At A Time Pictures, Kick The Machine Films)
Il regista ha scelto Samut Prakan, la sua città natale, come location principale per “9 Temples to Heaven”, nobilitando una zona spesso considerata solo di passaggio. “La casa è uno spazio del cuore”, spiega Sompot, ridefinendo il concetto di appartenenza durante i suoi viaggi globali per “9 Temples to Heaven”.

Above Sompot Chidgasornpongse presenta “9 Temples to Heaven” al Festival di Cannes, un traguardo fondamentale per la carriera del regista thailandese. (Foto: ©DELPHINE PINCET / At A Time Pictures, Kick The Machine Films)

Above Il riconoscimento al Festival di Shanghai conferma il prestigio di “9 Temples to Heaven” sulla scena cinematografica asiatica. (Foto: ©SIFF / At A Time Pictures, Kick The Machine Films)
IL PARADOSSO DELLA FEDE
“9 Temples to Heaven” esplora magnificamente le contraddizioni della fede thailandese. Sompot interroga rituali e credenze, mostrando come, anche sul set, la necessità di conforto spinga le persone a seguire antiche tradizioni, indipendentemente dalla loro provenienza.
Questo nucleo narrativo di “9 Temples to Heaven”, fatto di speranza e fede, si rivela profondamente universale e capace di connettersi con il pubblico internazionale, proprio grazie all’onestà con cui è stato realizzato.
SUCCESSO IN MOVIMENTO
La candidatura agli Oscar di “9 Temples to Heaven” è un traguardo inaspettato quanto gratificante per Sompot. Ma la gioia più grande, oltre ai premi conquistati dagli attori, resta il riconoscimento da parte del suo mentore Apichatpong Weerasethakul.
Questo successo testimonia come il cinema di Sompot e il suo “9 Temples to Heaven” siano riusciti a toccare il cuore di chiunque cerchi verità nel racconto cinematografico.

Above La selezione agli Oscar di “9 Temples to Heaven” è una pietra miliare che Sompot vive con umiltà e grande riconoscenza verso chi ha creduto in lui. (Foto: At A Time Pictures, Kick The Machine Films)
Sompot Chidgasornpongse continua a progettare spazi, non più attraverso muri, ma con l’inquadratura. L’architettura è diventata cinema, e lo spettatore è l’ospite di questo spazio.
Qualunque sia l’esito finale agli Oscar per “9 Temples to Heaven”, il suo cammino prosegue con la stessa dedizione di sempre, un passo alla volta, un giorno alla volta.
La storia di una famiglia, la fede, la speranza e la benevolenza verso i propri cari: credo che siano sentimenti che connettono tutti noi a un livello universale.












