Il collezionista Lân Lê si è avvicinato al mondo degli orologi di lusso attraverso un dono d’amore, trasformando la sua passione in una ricerca meticolosa tra storia, meccanica e il desiderio di preservare il flusso del tempo.
Molti anni fa, un nuovo capitolo nella vita di un giovane ingegnere è iniziato quando ha ricevuto un regalo speciale dalla sua compagna: un orologio al quarzo Orient, donato per celebrare la conclusione della sua tesi. Quell’oggetto, apparentemente semplice, non era solo un pegno d’amore, ma la “prima scintilla” che lo ha guidato verso l’esplorazione degli orologi di lusso. Con il passare del tempo, quella connessione iniziale si è trasformata in una dedizione profonda, stratificando ricordi preziosi nell’universo dei segnatempo.
Oggi, la collezione di Lân Lê rappresenta un mondo multiforme e disciplinato. Tra i suoi tesori si distinguono il trio Omega Speedmaster legato al leggendario Michael Schumacher, edizioni limitate celebrative delle missioni Apollo della NASA, fino al Rolex Daytona equipaggiato con il celebre calibro El Primero. Nulla è frutto del caso: ogni pezzo è il risultato di anni di studio, in linea con una filosofia di “originalità” e con una missione ben precisa: rievocare i momenti più significativi della sua vita attraverso il collezionismo di orologi di lusso.
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Above Dettagli raffinati di una collezione di orologi di lusso selezionata con cura.

Above L’estetica degli orologi di lusso incontra la precisione ingegneristica.
Partiamo dagli Orient, i primi orologi di lusso o segnatempo che hanno segnato l’inizio della sua passione. Come sono entrati nella sua vita?
Mia moglie mi ha regalato quell’Orient per la mia laurea. All’epoca non conoscevo a fondo l’Haute Horlogerie, ma quel gesto ha stimolato la mia curiosità. Ho iniziato a studiare la storia del brand e sono rimasto affascinato dall’ingegneria meccanica. Il mio primo acquisto personale è stato un Orient Bambino, un capolavoro nel segmento dei 200–300 dollari.
Per me, possedere orologi di lusso non è solo acquisizione, ma un viaggio per comprenderne la storia, il design e il valore culturale unico. Ogni pezzo che possiedo riflette i miei gusti e arricchisce la mia conoscenza della maestria artigianale.
Come si è sviluppato il suo interesse per i cronografi e come ha definito la sua “zona di comfort”?
Ho iniziato con l’entusiasmo di un neofita nel mondo vintage, ma mancavo di basi solide. Nel 2018, sono stato attratto dal fascino del tempo (patina) e dal possedere pezzi storici, cadendo purtroppo vittima di un “Frankenwatch”. Quel costoso errore mi ha spinto a ripensare tutto.
Ho definito una “zona di comfort” basata su trasparenza e valore reale. Mi sono concentrato sugli Omega Speedmaster automatici degli anni '90 e 2000, un segmento ideale per imparare la complessità dei cronografi e riconoscere l’originalità dei pezzi. Risultato? Tre Speedmaster che custodisco con cura: il Day-Date MK40 ref. 3520.50, il modello “Michael Schumacher’s Choice” ref. 3820.53 e il Reduced “Red Dial”.
Com’è avvenuto il passaggio verso gli Omega Moonwatch, simboli della conquista spaziale?
Con basi solide, ho esplorato la storia del Moonwatch. Puntando agli anni '90 e primi 2000, ho trovato il punto di equilibrio perfetto tra DNA classico, eredità meccanica (calibri 861/1861) e documenti storici certi. Non compro più per sentito dire, ma per conoscenza. Ho collezionato pezzi rari come l’Apollo 11 40th Anniversary e l’Apollo-Soyuz 35th Anniversary. Per me, l’originalità vince sempre sulla mera rarità.
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La storia dietro il suo Rolex Daytona con movimento Zenith El Primero è leggendaria. Com’è entrato in suo possesso?
Da appassionato di cronografi, non potevo ignorare il calibro El Primero di Zenith, il primo movimento automatico del 1969. Rolex lo ha utilizzato nei Daytona dal 1970 al 2000. Ho impiegato tre anni di ricerca serrata per trovare un pezzo dell’anno 2000, l’ultimo della serie, riuscendo infine a convincere un altro collezionista a cedermelo.
Cosa l’ha portata ad ammirare Jean‑Claude Biver e ad acquistare il TAG Heuer Autavia 2017?
Studiando la storia dell’orologeria, ho riconosciuto il genio di Biver nel rilanciare Omega, Hublot e infine TAG Heuer. Il mio TAG Heuer Autavia 2017 non è solo un cronografo, ma un omaggio a una figura monumentale che ha ridefinito il settore del lusso.
Come valuta le opportunità per i collezionisti di orologi di lusso in questa fase di transizione?
Credo che l’arte dell’orologeria abbia un futuro radioso. Oggi vediamo materiali come ceramica, carbonio e titanio fondersi con le tecniche artigianali svizzere. Per un collezionista, questo è il momento d’oro per acquisire “pietre miliari” che riflettono questo cambiamento epocale.
Seguo con estremo interesse innovazioni come il Cartier Tank Must SolarBeat o lo Zenith Defy Lab con il suo oscillatore in silicio. Tra qualche anno, spero di poter aggiungere alla mia collezione di orologi di lusso modelli con riserva di carica di 72 ore e frequenza a 5Hz.
Cosa unisce la sua collezione oltre alle storie personali?
Cerco sempre movimenti che segnano “l’ultima missione” o il momento di passaggio tecnologico. Ad esempio, il mio Omega Speedmaster Tokyo 2020 con il calibro 1861 è un pezzo fondamentale prima dell’avvento del calibro 3861. L’interazione meccanica, l’ascolto del ticchettio sotto la mano: è questo il legame sacro che cerco negli orologi di lusso.
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