Lo scrittore Vũ Đức Anh riflette sulla genesi del suo romanzo triller “Nhân sinh kép: Sống hai cuộc đời”, vincitore del premio “Giovani Autori 2023” dell’Associazione degli Scrittori Vietnamiti. L’autore analizza l’interazione tra idee e trama, il ruolo del fantastico nella narrativa contemporanea e le sfide che i romanzi come “Nhân sinh kép” devono affrontare nel XXI secolo.
Estratto
“Vediamo Kiên sull’autobus, rannicchiato contro il finestrino, quasi aggrappato alla tendina per evitare qualsiasi contatto sgradevole con il passeggero accanto. La strada è dissestata dopo l’ultima pioggia invernale. Il cielo si oscura a ogni chilometro. Le insegne si accendono tra cespugli ostinati, riflettendosi su cartelloni pubblicitari fuori luogo, dove si scorge solo il sorriso alienato di una modella in mezzo al deserto. A tratti, in modo del tutto contraddittorio, spunta un piccolo centro commerciale.”
“Nulla è più malinconico di un tramonto nelle campagne del Vietnam settentrionale, dove ogni luce tremolante delle abitazioni racchiude un pensiero solitario, segreto e dimenticato dalla vita.”
“Kiên aveva presagito che un giorno non avrebbe più potuto controllare Vũ: lo aveva abbandonato troppo a lungo, lasciando che quell’entità agisse d’istinto, come una biglia lasciata rotolare in un fosso, voltando poi lo sguardo altrove.”
“Ma non si aspettava che la fine di Vũ fosse questa: ucciso, nel cuore della notte, a bordo strada.”
“Così finisce il dover vivere due vite contemporaneamente! È stato il primo pensiero di Kiên, e anche l’ultimo, dopo molte riflessioni. Kiên ha ammesso a se stesso che portare il peso di Vũ era fin troppo gravoso. Aveva lottato per controllarli entrambi, ma durante i suoi vent’anni, Kiên si è reso conto che anche le ‘persone uniche’ vivono vite altrettanto complesse. E allora, perché continuare a sostenere entrambi?”
“Ha preso una decisione. Kiên, originario di Đà Nẵng, noto sin da piccolo per i suoi brillanti successi scolastici, con una vita radiosa davanti a sé, si è sentito in colpa per aver scelto di curare di più la propria esistenza rispetto a quella di Vũ. Non che non riconoscesse che vivere nei panni di Vũ avesse le sue gioie: Vũ era vigoroso, audace, spregiudicato per scelta, capace di dire ciò che lui, Kiên, non osava. In Vũ, poteva essere sregolato, poteva dare pugni a chiunque. Ma l’essere umano non ha abbastanza tempo per vivere due esistenze. E bisogna scegliere, pensava Kiên.”

Above Lo scrittore Vũ Đức Anh, autore del pluripremiato romanzo “Nhân sinh kép”.
L’idea
L’idea iniziale è nata da una situazione immaginaria: alcune persone possiedono un’anima in grado di utilizzare due corpi a piacimento. Questo concetto nasce dal soffocamento della vita urbana, che spinge tutti a desiderare un’altra vita, una sorta di esistenza di riserva. In letteratura questo tema non è nuovo, essendo il lettore familiare con il concetto di doppelgänger. Ho semplicemente rielaborato l’idea, indirizzandola verso una direzione insolita, affinché il grande pubblico possa trovarla al contempo familiare e avvincente proprio come “Nhân sinh kép”.
Nella scrittura, gli autori possono approfondire o allontanarsi dalla propria idea originale. Pochissimi rimangono fedeli alla traccia iniziale. Si può andare in profondità nei dettagli o trasformare parte della trama in riflessioni saggistiche, virare verso atmosfere cupe alla Walser o Kafka, o approfondire i personaggi secondari. Nel caso di “Nhân sinh kép”, ho occasionalmente deviato verso temi a me cari, come la creazione di un personaggio che scrive libri di self-help, la descrizione di un ospedale o il ritratto di vari prototipi umani.
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Queste deviazioni non erano la mia priorità assoluta durante la scrittura di “Nhân sinh kép”. Avendo scelto il genere poliziesco, ho dovuto accettarne le regole. Sono partito dall’idea base per sviluppare una trama chiusa, limitandomi a non rompere il filo conduttore. Esplorare direzioni oltre i confini del genere è un progetto che riservo per un futuro seguito. Eppure, le piccole digressioni hanno regalato piacere alla scrittura, permettendomi di sorprendere me stesso. Forse scene come quella del funerale nel Vietnam settentrionale rimarranno impresse ai lettori più della trama stessa.
I personaggi
Quando ho iniziato a scrivere, il primo personaggio in mente non era Kiên, il protagonista dal doppio corpo, bensì sua madre, l’autrice di libri di self-help. Ho costruito molte sotto-trame, dando spazio ai personaggi secondari. Se avessi scavato più a fondo in quelle storie, forse “Nhân sinh kép” sarebbe stato ancora migliore, ma non era la mia priorità per un romanzo destinato al concorso di Letteratura Giovane. Per esigenze di concorso, ho scelto come protagonista un giovane, sebbene le parti più interessanti appartenessero a figure più mature come Ngọc e Tét.
Scrivo raramente basandomi su tabelle, preferendo che i personaggi emergano spontaneamente. Ciascuno è modellato su persone che ho incontrato nella realtà. Per me, immedesimarmi in una persona reale è più semplice che crearne una da zero. Nel caso di “Nhân sinh kép”, i modelli scelti appartengono pienamente alla vita urbana, il che ha facilitato il processo creativo.
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Above Vũ Đức Anh nel suo spazio di lavoro mentre discute del significato dietro “Nhân sinh kép”.
Ciò non significa che i personaggi di un romanzo debbano essere complessi come persone reali. Seguo l’approccio di Balzac: lasciare che ogni personaggio si concentri attorno a uno o due tratti distintivi, interpretando un ruolo preciso, per poi osservare l’intera scena in modo realistico. Per questo motivo, il carattere dei personaggi rimane costante per tutto il corso del libro, a meno che la trama non richieda un cambiamento.
Ricerca e scrittura
Per “Nhân sinh kép” ho condotto alcune ricerche, principalmente per assicurarmi che nessuno avesse già utilizzato questa idea, cosa che finora non è accaduta. Per quanto riguarda le teorie sulla psicosomatica legata al doppio corpo, le ho inventate deliberatamente: c’è un piacere peculiare nel creare una teoria, parodiando il modo in cui l’essere umano costruisce concetti e conoscenze.
La scena del funerale rurale si basa su una cerimonia reale a cui ho partecipato. Sebbene si possa avere l’impressione di assistere ai funerali grotteschi della letteratura classica, quello a cui ho assistito era ancora dignitoso. Osservando le cerimonie odierne, noto spesso una sciatteria che rende quasi pietosi sia il defunto che i vivi. L’ordine del rito non è più guidato da valori metafisici, ma dal rispetto delle scadenze, diventando un fatto puramente secolare.

Above La copertina evocativa del romanzo “Nhân sinh kép” che cattura l’essenza del thriller psicologico.
Tuttavia, sotto la superficie secolare di scene come quella del funerale, della vendita di assicurazioni o degli esami, si cela una metafisica che riflette lo spirito moderno. Per questo motivo le ho inserite nel romanzo, utilizzandole come palcoscenico per rivelare la vera natura dei personaggi.
Il processo creativo
Per completare il romanzo entro la scadenza del concorso, ho pianificato l’intera trama prima di scrivere i dettagli. Scrivere oggi è diverso dal passato. Se un tempo gli autori avevano il tempo per viaggiare, riflettere e assaporare la vita, oggi, senza una pianificazione rigorosa, non si completerebbe nulla. Una struttura solida permette ai personaggi di rivelarsi senza bisogno di eccessive descrizioni.
La sfida più grande è stata mantenere “Nhân sinh kép” appena al di sopra di un romanzo di puro intrattenimento, senza divagare in discorsi umanistici troppo distanti. Per me, cadere in questo errore sarebbe stato peggio che scrivere un semplice poliziesco. Ho dovuto lottare interiormente ogni volta che trovavo un dettaglio che mi spingeva ad approfondire troppo.
Poliziesco e fantastico
All’epoca, a causa della scarsa esperienza e dell’abitudine alla logica derivante dal mio lavoro di programmatore, distinguevo nettamente tra reale e fantastico. Ma nella realtà quotidiana, anche negli atti più banali, si celano elementi misteriosi e spaventosi. Quando analizziamo il mondo attraverso la logica, dobbiamo guardare oltre, poiché è l’insieme dei livelli logici e metafisici a comporre l’immagine della realtà. Questa consapevolezza mi ha permesso di leggere i classici in modo più profondo e mi guida nella scrittura di un eventuale seguito di “Nhân sinh kép”.

Above Vũ Đức Anh durante la presentazione del suo libro, approfondendo i temi di “Nhân sinh kép”.
In futuro, il ricorso al genere poliziesco non sarà necessariamente una scelta strategica, ma tattica. Gli elementi misteriosi rivelati gradualmente restano per me un’ossessione narrativa. Come variante delle storie bibliche o delle fiabe, il romanzo poliziesco è una forma letteraria rara che aspira a costruire un mondo completo. È un prodotto del romanticismo, un’epoca in cui lo scrittore rivendicava il diritto di decidere del proprio mondo.
Accettando sia la ragione dell’Illuminismo che le ombre della vita, gli autori hanno descritto misteri secolari tra cielo e terra. Anche se il poliziesco valorizza l’intelletto, la ricerca stessa è guidata da forze al di fuori della logica. Proprio questo elemento rende il giallo “Nhân sinh kép” fantastico a livello ontologico. Comprendere questo mi aiuta ad andare oltre. In futuro, se scriverò “solo per pensare”, potrei escludere il poliziesco. Ma per un romanzo strutturato, utilizzerò certamente le tecniche di indagine.
Sulla forma del romanzo
Rileggendo “Nhân sinh kép”, lo apprezzo ancora perché è un libro che raggiunge una sorta di normalità ed equilibrio. È necessario ripulire la mente per scrivere una storia normale, invece di cercare di inserire troppi messaggi. L’aspirazione del romanzo, consolidatasi tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, era raccontare la quotidianità affinché le persone comuni potessero leggervi la propria vita. Oggi, però, la normalità appare impossibile. Gli autori devono inserire sofisticati artifici linguistici, perdendo a volte la capacità di gestire la trama meccanica e dinamica dei classici di Balzac o Dickens. Ci vuole un spirito forte per scrivere romanzi che non cercano di trasmettere nulla in particolare, ma che contengono un mondo intero, pronto per essere interpretato in modi diversi da ogni lettore.
La “normalità” nel romanzo è stata in parte logorata dalle attuali critiche letterarie, che tendono a etichettare le opere con concetti come “trauma” o “identità”, anche quando l’autore non intendeva limitarsi a ciò. Dall’inizio del XXI secolo, alla letteratura è stata attribuita una funzione sociale che originariamente non aveva. Non c’è modo di tornare alla scrittura con lo spirito dei classici, ma questa è la realtà inevitabile e tipica del nostro secolo.




