Cover L'album “Amused to Death” di Roger Waters, fonte d'ispirazione per l'opera di Neil Postman sull'intrattenimento.

Temo che, a un certo punto, mi ritroverò indaffarato a ridere, scherzare, seguire le notizie quotidiane e preoccuparmi di questioni che, nel lungo periodo, non mi riguardano affatto, anziché riflettere in modo profondo.

Pubblicato nel 1985, “Amusing Ourselves to Death” (tradotto in italiano come “Amusing ourselves to death. L'era dell'intrattenimento”) offre una prospettiva profetica su ciò che accade quando politica, giornalismo, istruzione, cultura e persino la religione diventano oggetto della domanda di intrattenimento. Oggi, dopo quasi quarant'anni, questo libro mantiene una straordinaria attualità, legandosi a doppio filo ai social media, ai game show e a come la comunicazione moderna stia diventando una forza capace di manipolare e controllare il pensiero di massa. Naturalmente, dietro tutto ciò, rimangono sempre singoli individui con i propri obiettivi, spesso legati a un intrattenimento che ci spinge verso il nulla.

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Above L'album “Amused to Death” di Roger Waters, riflessione sull'intrattenimento che consuma l'anima.

Il libro si apre con una riflessione sulle tesi di due grandi scrittori: George Orwell e Aldous Huxley. Siamo abituati a guardare all'anno 1984, in cui Orwell metteva in guardia contro il pericolo di essere soggiogati da un'oppressione esterna. Tuttavia, Huxley, in “Il mondo nuovo”, sosteneva che non fosse necessario alcun potere tirannico: le persone avrebbero amato la propria oppressione, ammirando e perseguendo le tecnologie che riducono la capacità di pensiero critico. Ciò che preoccupava Huxley era che le persone non avessero più motivo di aprire un libro, poiché nessuno avrebbe più avuto il desiderio di leggere. Orwell temeva che le informazioni venissero proibite, mentre Huxley temeva che venissero fornite in tale abbondanza da renderci passivi e autocentrati. Orwell temeva che la verità venisse nascosta; Huxley che venisse sommersa da un oceano di informazioni irrilevanti. Orwell temeva la prigionia, Huxley la cultura frivola e distratta.

Nel resto del libro, Neil Postman convince il lettore che la visione di Huxley è quella che oggi si sta avverando.

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Above Il saggio “Amusing Ourselves to Death” di Neil Postman, un testo fondamentale per capire l'era dell'intrattenimento.

Attraverso un percorso che va dal pensiero basato sulla parola scritta fino all'epoca dell'intrattenimento, l'opera riflette una realtà cruciale vissuta in Occidente nella seconda metà del XX secolo: il declino dell'era della lettura e l'ascesa della televisione. Questo cambiamento ha trasformato le modalità di ragionamento e, di conseguenza, il processo comunicativo. Ho compreso solo leggendo questo libro che il mezzo non è neutro: strutture linguistiche diverse portano a visioni del mondo differenti. Quando leggiamo, abbiamo il tempo di riflettere; quando guardiamo, tutto scorre velocemente e il cervello è trascinato via senza sosta. Questa continua esposizione all'intrattenimento moderno frammenta la nostra attenzione, rendendo difficile connettere le idee o approfondire i temi, privandoci di quell'essenziale “pausa” cognitiva necessaria per elaborare la realtà.

Esiste un legame profondo tra le forme di comunicazione umana e la qualità di una cultura. Il pensiero richiede tempo, ma i flussi informativi odierni sono troppo brevi o veloci. Se una frase non trasmette una verità, un'affermazione o una spiegazione, è priva di significato. Spesso siamo ingannati da testi accattivanti, dimenticando il nucleo del messaggio. Anche la comunicazione scritta può essere manipolatoria, ma la lettura resta un'attività seria che promuove la razionalità, al contrario dell'intrattenimento televisivo o dei video brevi che raramente offrono il tempo per tale analisi.

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Above Copertina dell'edizione di “Amusing Ourselves to Death” che analizza la crisi dell'intrattenimento.

Oggi, definire qualcuno “informato” può essere fuorviante: spesso si sa molto, ma in modo superficiale, guidati da un'era dominata dalle immagini. Guardando i notiziari, ci si concentra sull'aspetto del conduttore, sui suoi abiti, sul trucco o sullo sfondo, a scapito del contenuto. Persino temi seri vengono presentati con forme accattivanti per non annoiare, alimentando la tendenza dell'“edutainment”. Tuttavia, l'istruzione dovrebbe concentrarsi sul rigore e sui contenuti essenziali, non solo sull'intrattenimento.

Bill Moyers ha affermato: “Gli americani sembrano sapere tutto ciò che è accaduto nelle ultime 24 ore, ma quasi nulla di ciò che è accaduto negli ultimi 60 anni o secoli”. Se la comunicazione si riduce a immagini e frammenti, perdiamo la prospettiva storica. La soluzione risiede nell'equilibrio. Vivere in un'era di intrattenimento non significa dover abbandonare la tecnologia, ma imparare, attraverso l'analisi di Neil Postman, a comprenderne i meccanismi per restare vigili.

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Above L'evoluzione dell'era dell'intrattenimento che trasforma la nostra percezione del mondo e dell'intrattenimento stesso.

Siamo sommersi da un mare di informazioni. L'importante non è la velocità, ma la consapevolezza della struttura dell'informazione. Analizzando i mezzi di comunicazione, dal telegrafo alla televisione fino ai dispositivi digitali, possiamo diventare più critici. Neil Postman ci invita a chiederci: “Come si raggiunge la coscienza mediatica?”. Personalmente, credo che ciò che dobbiamo apprendere da questo testo sia la consapevolezza epistemologica di un autore devoto alla cultura e alla storia. Conoscere a fondo le dinamiche dei media ci rende meno creduloni e stimola chi lavora nel settore a essere più serio, evitando di usare il solo “intrattenimento” come scorciatoia per raggiungere il pubblico.

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Above Analisi approfondita del libro di Postman sull'intrattenimento e la sua influenza sulla società moderna.

Temo che, a un certo punto, mi ritroverò indaffarato a ridere, scherzare, seguire le notizie quotidiane e preoccuparmi di questioni che, nel lungo periodo, non mi riguardano affatto, anziché riflettere. Temo di dimenticare perché rido e perché ho smesso di pensare.

La soluzione a questa paura si racchiude in una sola parola: Studiare.

“Amused ourselves to death / We watched the tragedy unfold / We did as we were told / We bought and sold”

- Amused To Death (Roger Waters)

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