Nella celebre carriera letteraria di Thomas Hardy, “Il sindaco di Casterbridge” non è solo uno dei capolavori che hanno consacrato il suo nome, ma anche l’unico romanzo che ha spinto l’autore alle lacrime per il suo protagonista. A oltre 100 anni dalla sua pubblicazione, “Il sindaco di Casterbridge” continua a stringere il cuore dei lettori per la tragedia di quegli individui dal tormentato ego, ancora sorprendentemente attuale nella vita moderna.
Thomas Hardy è uno dei più grandi nomi della letteratura inglese del XIX secolo. Se Charles Dickens appartiene a Londra, con le sue strade affollate e rumorose dove i destini degli umili vengono schiacciati dagli ingranaggi del fato, il territorio di Hardy è invece la campagna del sud-ovest dell’Inghilterra.
Egli chiamava questa terra Wessex, uno spazio letterario immaginario ispirato alla sua terra natale, il Dorset, e alle regioni limitrofe. Lì si estendono vaste pianure e piccoli villaggi dove contadini e pastori vivono da generazioni. Tuttavia, il Wessex non è una campagna bucolica osservata attraverso la lente della nostalgia. In quel periodo, la rivoluzione industriale stava scuotendo e trasformando profondamente l’ordine sociale del Paese. Dietro la bellezza dei campi si celava il declino del prestigio dei contadini, la disgregazione delle comunità tradizionali e l’angoscia di fronte a un nuovo mondo in arrivo.
Pubblicato nel 1886, “Il sindaco di Casterbridge” (titolo originale: The Mayor of Casterbridge) è uno dei capolavori più rappresentativi di Hardy. L’opera è ricca di drammaticità, densa di poesia e intrisa di malinconia per la natura umana.
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Un ritratto della “mascolinità tossica”
Il romanzo si apre con una scena scioccante: in preda all’alcol e al risentimento per la povertà, il bracciante Michael Henchard vende sua moglie e sua figlia a un marinaio di passaggio. Al risveglio la mattina seguente, Henchard prova un profondo rimorso e cerca disperatamente la famiglia, senza successo. Henchard giura di astenersi completamente dall’alcol per 21 anni, esattamente pari alla sua età quando ha commesso l’errore.
Passano gli anni e l’ex bracciante è diventato un ricco mercante di grano e sindaco di Casterbridge. Ha ricostruito la sua vita con resilienza, duro lavoro e una forza di volontà straordinaria. In quel momento, la moglie venduta anni prima torna insieme alla giovane figlia Elizabeth-Jane, portando con sé segreti capaci di sconvolgere l’intero mondo costruito da Henchard.
Contemporaneamente, appare Donald Farfrae. Il giovane scozzese, intelligente e pacato, viene inizialmente apprezzato e aiutato da Henchard, che lo considera quasi un confidente. Tuttavia, man mano che Farfrae diventa più popolare e dimostra un’eccezionale competenza negli affari, l’ammirazione di Henchard si trasforma rapidamente in gelosia. Da quel momento, entra in una competizione in cui il suo più grande rivale non è mai stato davvero Farfrae, ma l’ego profondamente ferito di Henchard stesso.
Attraverso la lente di oggi, Henchard può essere visto come un ritratto tipico della “mascolinità tossica”. Crede che il potere, l’imposizione e la capacità di dominare gli altri siano prove di forza. Non sa come ammettere le proprie debolezze, non chiede mai scusa e ancor meno sa dialogare quando i legami affettivi rischiano di spezzarsi.
Ma Hardy non dipinge Henchard solo come un cattivo. In lui rimangono generosità, dedizione, senso di responsabilità e una grande capacità di amare. Ha aiutato sinceramente Farfrae; era pronto a saldare i debiti fino all’ultimo centesimo quando è fallito; e nei momenti in cui non era dominato dalla rabbia, trattava con gentilezza chi era più debole di lui.
Proprio questa complessità rende Henchard uno dei personaggi più sfaccettati della letteratura inglese. A Henchard non mancavano le qualità per essere un uomo d’onore. La tragedia risiede nel fatto che le parti migliori di lui perdevano costantemente contro l’impulsività, l’invidia e la paura di essere sostituito dagli altri.

Above Il volume “Il sindaco di Casterbridge” pubblicato da NXB Van Hoc, con distribuzione a cura di Phuc Minh Books.
Il Michael Henchard di Thomas Hardy ricorda per molti versi il Jean Valjean de “I miserabili” di Victor Hugo. Entrambi sono uomini che hanno vissuto grandi sconvolgimenti, portando dentro di sé il senso di colpa del passato e concentrando il loro desiderio d’amore su una ragazza che considerano come una figlia. Verso la fine del loro viaggio, entrambi scelgono di ritirarsi dalla vita di chi amano, accettando di essere incompresi o dimenticati, pur di garantire la felicità della giovane accanto al compagno scelto.
Tuttavia, se Victor Hugo alla fine riserva a Jean Valjean la luce della salvezza attraverso l’amore, Thomas Hardy lascia che Henchard giunga fino in fondo alla solitudine e all’auto-punizione. Non è che Hardy sia più crudele di Hugo; dietro questi due esiti risiede la differenza tra l’ispirazione romantica di Victor Hugo e la visione realistica, tinta di fatalismo, di Thomas Hardy. Uno ripone ancora fiducia nella capacità dell’amore di elevare e redimere l’uomo; l’altro costringe il personaggio ad affrontare le conseguenze irreversibili delle proprie scelte e del proprio carattere.
Un’opera magistrale sul carattere e sul destino umano
Attorno a questa tragedia personale si dipana il vivido ritratto di una cittadina inglese in bilico tra vecchio e nuovo. Hardy descrive minuziosamente la pace della campagna, i mercati affollati del fine settimana, le locande gremite e i riti popolari radicati da secoli.
Degna di nota è la processione pubblica di umiliazione secondo il rito dello “skimmington”: le effigi delle persone derise venivano portate in strada tra il fracasso di pentole, padelle e strumenti metallici. Questo spettacolo collettivo mette a nudo una comunità allo stesso tempo coesa e crudele, dove la vita privata di un individuo può essere trasformata in intrattenimento per la massa.
“Il sindaco di Casterbridge” appare come un testimone che segue il viaggio di Henchard dalla miseria alla vetta del potere, per poi tornare dalla poltrona di sindaco alla condizione di lavoratore salariato. Ogni salita e discesa avviene sotto gli occhi della comunità, dove la reputazione può essere costruita negli anni ma crollare in un solo giorno.
“Il sindaco di Casterbridge” è stato pubblicato originariamente a puntate prima di essere stampato in volume. Tale modalità ha lasciato un’impronta evidente nella struttura: gli eventi si susseguono, i segreti vengono costantemente svelati e quasi ogni capitolo termina con una situazione che spinge il lettore a proseguire.
A volte, la densità degli eventi rende la storia complessa, forse persino troppo ricca di coincidenze. Eppure, proprio quel ritmo narrativo crea il fascino speciale dell’opera. Hardy combina la drammaticità del romanzo d’appendice con la grandiosità della tragedia classica. Proprio come gli antichi eroi greci, Henchard porta in sé forza, orgoglio e un difetto fatale che lo conduce alla rovina.
Ciò che resta dopo i colpi di scena della trama non è un senso di smarrimento, ma di commozione. Il lettore prova pietà per Henchard, poiché non era necessario che le cose arrivassero a tal punto. In definitiva, il destino non aveva voltato le spalle a Henchard, ma gli aveva teso la mano più volte per aiutarlo a rialzarsi. Peccato che, con la sua ostinazione, Henchard abbia rifiutato l’aiuto della vita, tormentando se stesso e le persone che amava.

Above Thomas Hardy (1840-1928) è stato un grande scrittore e poeta inglese vissuto tra il XIX e il XX secolo.
Thomas Hardy è spesso considerato uno scrittore pessimista. In effetti, il suo mondo raramente è gentile; gli errori si pagano a caro prezzo, la felicità è difficile da trovare e svanisce in fretta. Tuttavia, la conclusione de “Il sindaco di Casterbridge” non lascia al lettore solo disperazione.
In contrasto con Henchard vi è la capacità di perdono, adattamento e rinascita di chi lo circonda. Elizabeth-Jane matura attraverso la perdita senza diventare amara. Farfrae appartiene a una generazione nuova, più flessibile e aperta. La vita continua, non perché il passato sia stato cancellato, ma perché gli esseri umani imparano a dare valore al presente e a guardare al futuro.
Alla fine della sua vita, Henchard desiderava solo essere dimenticato. Ma il più grande paradosso della letteratura è che più un personaggio supplica di essere dimenticato, più il lettore fa fatica a farlo. Quasi un secolo e mezzo dopo la nascita del libro, Michael Henchard ci tormenta ancora come un tipo di persona incontrata nella vita: meritevole di biasimo, di rabbia, ma in ultima analisi profondamente degno di compassione.
“Il sindaco di Casterbridge” non è solo una tragedia isolata dell’Inghilterra del XIX secolo. Thomas Hardy ha sintetizzato il concetto che “il carattere è il destino”, e la storia di Henchard rimane per sempre un ammonimento per chiunque abbia un ego talmente smisurato da soffocare la propria felicità.
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