Cover L’architettura nella mostra Moscow-Hanoi. Landscapes of Optimism di Trung Mai esplora memoria, identità e la resilienza del vivere quotidiano.

Dai condomini di Hanoi ai mikrorayon di Mosca, la mostra Moscow-Hanoi. Landscapes of Optimism dell’architetto Trung Mai avvia un dialogo su memoria, identità e su come l’architettura sia in grado di rigenerare costantemente gli spazi abitativi ben oltre il disegno originale.

I complessi residenziali di Hanoi e i mikrorayon di Mosca — un concetto di pianificazione urbana sovietica volto a creare quartieri autosufficienti con tutti i servizi essenziali entro un raggio di 500 metri — sembrano, a prima vista, appartenere a mondi opposti. Da un lato, blocchi di cemento immersi in un clima tropicale, dove balconi ampliati, tettoie improvvisate e cortili condivisi diventano fulcro della vita sociale. Dall’altro, edifici standardizzati sovietici, eretti come simboli di un futuro moderno nel dopoguerra. Tuttavia, l’esposizione Moscow-Hanoi. Landscapes of Optimism, ospitata presso la GES-2 House of Culture, rivela come queste due realtà condividano un’origine comune: il desiderio di plasmare una nuova forma di abitare attraverso l’architettura.

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Above Uno scorcio dell’allestimento della mostra Moscow-Hanoi. Landscapes of Optimism.
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Above Il suggestivo spazio espositivo dedicato all’architettura della mostra.
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Above La brochure ufficiale dell’esposizione Moscow-Hanoi. Landscapes of Optimism.
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Above Trung Mai insieme al team curatoriale durante l’inaugurazione della mostra.

L’architetto, urbanista e curatore Trung Mai ha collaborato con il team di GES-2 per esplorare la storia degli alloggi di massa in Vietnam e in Unione Sovietica attraverso il concetto di “adhocism”, ovvero la filosofia dell’improvvisazione adattiva applicata all’architettura.

Da Mosca ad Hanoi: un dialogo oltre l’architettura

La mostra parte da una verità storica spesso trascurata: molti complessi abitativi di Hanoi sono stati sviluppati attingendo alle competenze di pianificazione sovietiche della seconda metà del Novecento. Se i mikrorayon incarnano il pensiero urbanistico modernista sovietico, i complessi residenziali vietnamiti ne rappresentano una declinazione adattata al clima, alla cultura e alle abitudini locali, offrendo una visione unica dell’architettura contemporanea.

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Above L’architetto e urbanista Trung Mai durante la presentazione del progetto.
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Above Trung Mai illustra i dettagli concettuali dell’esposizione.
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Above L’impegno di Trung Mai nel documentare la trasformazione urbana.

Nelle città del Vietnam, lo spazio viene costantemente reinventato.

- Trung Mai -

Ciò che affascina Trung Mai è il modo in cui questi edifici si evolvono nel tempo grazie all’intervento umano. Balconi estesi, tettoie aggiunte, piccole botteghe al piano terra e cortili riconfigurati trasformano i modelli urbanistici originari in organismi vivi. Per Mai, la vera cifra stilistica dell’urbanistica vietnamita risiede nella capacità innata di adattare e ottimizzare gli spazi in ogni contesto specifico, ridefinendo il concetto stesso di architettura.

Adhocism: l’identità che nasce dall’improvvisazione

Il concetto di adhocism funge da pietra angolare nella pratica di ricerca di Trung Mai e dello studio Hanoi Ad Hoc. A differenza dei sistemi di pianificazione rigidi, l’adhocism interpreta la città come un organismo in continuo divenire, dove uno spazio può assolvere funzioni diverse durante la giornata, un oggetto riparato assume valore e un appartamento standard si espande per ospitare più generazioni.

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Above Un dettaglio dell’allestimento che riflette l’estetica urbana di Mosca e Hanoi.
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Above I visitatori esplorano l’architettura raccontata nella mostra.
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Above Una panoramica dello spazio espositivo all’interno della GES-2.
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Above Installazione artistica sulla trasformazione degli spazi abitativi.
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Above Materiali d’archivio che documentano la storia dell’architettura abitativa.

Per Trung Mai, questo non è mero pragmatismo, ma espressione di una cultura resiliente. Tale capacità di adattamento forgia l’identità urbana vietnamita ben oltre i soliti riferimenti al bambù o ai laterizi, elevando l’architettura locale a un livello di autenticità universale.

L’architettura come archivio di memorie

Tra le sezioni più toccanti della mostra figura quella dedicata alla diaspora vietnamita a Mosca. Per decenni, le famiglie vietnamite in Russia hanno custodito i ricordi della patria, ricreandoli negli appartamenti sovietici. Queste abitazioni sono diventate custodi di una memoria vietnamita anni ’70 e ’80, spesso preservata più vividamente che nel paese d’origine.

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Above Visitatori attenti osservano le testimonianze dell’architettura del passato.
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Above Trung Mai presenta la mostra ai visitatori con passione.
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Above Un momento dell’intervista con il curatore Trung Mai.

Attraverso materiali d’archivio e opere contemporanee, la mostra pone interrogativi profondi sulla relazione tra architettura e memoria. Un edificio è definito dai progetti dell’architetto o dalle vite di chi lo abita? La risposta risuona nel Salone Natasha, lo storico spazio artistico indipendente di Hanoi, simbolo di scambi culturali che trascendono confini politici e geografici.

Paesaggi di ottimismo

Il titolo Landscapes of Optimism richiama lo spirito post-bellico, quando l’architettura era lo strumento prediletto per forgiare il futuro. Sebbene molte strutture moderniste siano state criticate per la loro uniformità, Trung Mai sostiene che il valore risieda non tanto nell’estetica formale, quanto nell’ambizione sociale intrinseca in tali costruzioni.

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Above Opere esposte che riflettono la visione dell’architettura.
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Above Un dipinto tematico all’interno della mostra Moscow-Hanoi.
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Above Un’installazione contemporanea nell’ambito della mostra sull’architettura.
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Above Trung Mai con il team curatoriale della GES-2.
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Above Allestimento museale che illustra l’architettura abitativa.
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Above Visitatori impegnati nella scoperta dei contenuti della mostra.

Si tratta della fede incrollabile nel potere dell’architettura di creare nuovi modelli di vita. Anche se imperfetti, questi ideali riflettono un’epoca in cui la pianificazione urbana mirava a formare comunità e connettere le persone. Con questa mostra, Trung Mai usa l’edificio come lente per osservare ciò che resta: la memoria, la capacità di adattamento e l’istinto umano di personalizzare spazi nati per la massa.

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Ky Anh
Redattore junior di stile, lifestyle e cultura, Tatler Vietnam
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In qualità di Junior Editor di Tatler Vietnam, Ky Anh scrive all'incrocio tra stile, lifestyle e cultura. Attratto dalle storie che plasmano il nostro modo di vivere, creare ed esprimerci, esplora il linguaggio in continua evoluzione del lusso contemporaneo attraverso la moda, la bellezza, i viaggi, il design e le arti. Il suo lavoro mira a catturare non solo ciò che definisce il momento culturale, ma anche le persone, i luoghi e le idee che, silenziosamente, stanno plasmando il futuro.