Esploriamo l’approccio sostenibile e sobrio di “Duangrit Bunnag”, che ha ridato vita a un edificio di 60 anni trasformandolo in uno spazio creativo iconico di Bangkok.
Nel frenetico ritmo di Bangkok, dove gli edifici storici vengono spesso demoliti per far spazio a grattacieli di cemento e vetro, un’eccezione cattura l’attenzione. All’incrocio tra Maitri Chit Road e Soi Nana, nel quartiere di Yaowarat, un imponente edificio del dopoguerra ha ricevuto una seconda possibilità. Un tempo magazzino e sede della stamperia “Thai Wattana Panich”, questa struttura di 60 anni è rimasta in silenzio per oltre vent’anni dopo un devastante incendio nel 2001, che ha lasciato segni indelebili sulle pareti.
Oggi, le saracinesche si sono riaperte per ospitare il Bangkok Kunsthalle, un centro d’arte contemporanea che non solo funge da punto di riferimento internazionale, ma rappresenta anche un’eccellenza nel campo dell’architettura sostenibile. Sotto la visione di Marisa Chearavanont, Stefano Rabolli Pansera e dell’architetto di fama internazionale “Duangrit Bunnag” dello studio DBALP, questo spazio è stato magistralmente riqualificato.
Entrare nel Bangkok Kunsthalle non è come visitare un classico museo asettico. È, al contrario, un’esperienza che fonde storia, cicatrici e vitalità attraverso un linguaggio architettonico profondamente umile e raffinato, dove “Duangrit Bunnag” ha saputo valorizzare ogni dettaglio.
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Above Il fascino autentico delle pareti scrostate e delle prese d’aria originali preservate con cura (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above “Duangrit Bunnag” osserva il gioco di luci naturali che filtra dalle aperture originali dell’edificio (Foto: Worapon Teerawatvijit).
Ridefinire la sostenibilità con “Duangrit Bunnag”
Quando si riflette sul significato profondo della riqualificazione sostenibile, “Duangrit Bunnag” ha scelto la strada più lineare e radicale: non demolire. Mantenere la struttura originaria di 8.000 metri quadrati, preservando pilastri e travi, ha permesso di risparmiare energia incorporata e ridurre drasticamente i rifiuti edili. È un investimento non solo ecologico, ma anche economicamente lungimirante.
“Adoro gli edifici storici. Rivitalizzarli porta benefici ecologici ed economici immediati. Non serve abbattere per costruire il nuovo, sprecando risorse e energia. In un momento economico complesso, questa è una scelta razionale,” spiega “Duangrit Bunnag” in merito alla sua filosofia progettuale.

Above I segni del tempo sulle travi in cemento espongono la verità materica del Bangkok Kunsthalle (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above L’ampia sala dell’ex stamperia fonde ricordi del passato con un’estetica contemporanea (Foto: Worapon Teerawatvijit).
Nell’ottimizzazione delle risorse, il team ha operato con interventi minimi, puntando a uno spreco quasi nullo. Le nuove partizioni, ove necessarie, utilizzano materiali leggeri e riciclabili. Persino gli oggetti d’epoca, come le massicce casseforti in ferro, sono stati lasciati al loro posto, trasformati da semplici suppellettili a vere installazioni artistiche grazie alla visione di “Duangrit Bunnag”.

Above I pilastri cilindrici e il pavimento in cemento levigato invitano a un percorso di visita non lineare (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above La scala in graniglia originale e le pareti in vetrocemento celebrano l’architettura d’epoca (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above L’originale vano scala, dove la luce naturale accarezza ancora le superfici storiche (Foto: Worapon Teerawatvijit).
Danzare con le cicatrici
Appena varcata la soglia del Bangkok Kunsthalle, si viene accolti da un’atmosfera unica. Le pareti di cemento scrostato mostrano i mattoni rossi sottostanti, mentre le tracce dell’incendio del 2001 rimangono come testimonianze storiche sul soffitto. Per “Duangrit Bunnag”, queste “cicatrici” diventano una tela grezza per l’arte.
L’obiettivo di “Duangrit Bunnag” non è quello di primeggiare come architetto, ma di creare uno sfondo accogliente. Un museo che danza con le opere, dove nulla prevale sull’altro, celebrando un dialogo costante tra l’edificio e la contemporaneità.

Above L’autenticità del materiale rivela la memoria dell’edificio attraverso le crepe (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above I residui di vernice e intonaco raccontano la storia vissuta del Bangkok Kunsthalle (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Le macchie di fuliggine del 2001 trasformate in parte integrante del design artistico (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Tracce naturali e umidità formano un motivo estetico unico sulle pareti storiche (Foto: Worapon Teerawatvijit).
“L’edificio non deve esibirsi, ma ispirare,” sottolinea “Duangrit Bunnag”. “L’architetto deve essere umile, imparando a lasciar andare il proprio ego per far sì che la struttura e l’arte dialoghino in armonia.”
Il risultato è uno spazio dove le superfici rugose del cemento enfatizzano la potenza visiva delle installazioni contemporanee, creando un’esperienza museale profondamente gratificante e senza eguali a Bangkok.

Above La sala espositiva che si sviluppa lungo i condotti di ventilazione originali (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Citazioni storiche incise sul vetro invitano al dialogo tra visitatori e architettura (Foto: Worapon Teerawatvijit).
La spina dorsale invisibile
Dietro la semplicità apparente si cela una sfida ingegneristica monumentale, gestita con maestria dal team di “Duangrit Bunnag”. Trasformare una stamperia di 8.000 metri quadrati in uno spazio pubblico sicuro ha richiesto test di carico rigorosi e un rinforzo strutturale mirato, preservando tuttavia l’integrità estetica e storica originale dell’edificio.

Above La terrazza sul tetto mostra il meticoloso lavoro di riparazione strutturale a cura di “Duangrit Bunnag” (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Le finestre originali incorniciano il contrasto tra i templi storici e i grattacieli moderni di Bangkok (Foto: Worapon Teerawatvijit).
Un altro elemento chiave del progetto di “Duangrit Bunnag” è il rifiuto di un percorso obbligato. Il visitatore è libero di esplorare i tre volumi comunicanti del Bangkok Kunsthalle, godendo di un’esperienza non lineare che promuove la scoperta spontanea.
“La nostra vita è già troppo schematizzata. Qui, vogliamo offrire la libertà di esplorare, rendendo la visita un’avventura creativa,” afferma “Duangrit Bunnag”.
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Above I vetri decorati dai graffiti riflettono l’anima vibrante del quartiere di Yaowarat (Foto: Worapon Teerawatvijit).
Architettura che respira
L’attenzione al benessere è centrale nella visione di “Duangrit Bunnag”. Grazie alla riattivazione dell’antico pozzo di ventilazione originale, l’edificio ora respira. Questa “spina dorsale” architettonica non solo distribuisce la luce naturale in tutta la struttura, ma funge da vero e proprio polmone per il ricambio d’aria, garantendo un ambiente salubre e confortevole.
Il sistema di ventilazione naturale è stato ottimizzato per gestire la qualità dell’aria ed eliminare la polvere, proteggendo le opere esposte e la salute dei visitatori, in linea con l’etica progettuale di “Duangrit Bunnag”.

Above Le pareti in vetrocemento portano luce naturale e riflessi spettacolari sul pavimento grezzo (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Il pozzo di ventilazione centrale è il cuore pulsante che permette all’edificio di respirare (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above La luce zenitale che penetra dal tetto crea un gioco dinamico di luci e ombre durante la giornata (Foto: Worapon Teerawatvijit).
“La ventilazione è essenziale per la conservazione dell’arte e per il comfort dei visitatori. Abbiamo lavorato meticolosamente per creare un sistema che favorisca la circolazione dell’aria in modo invisibile ed efficace,” aggiunge “Duangrit Bunnag”.
Bangkok Kunsthalle non è quindi solo un esempio di restauro, ma una dimostrazione di come la sostenibilità passi attraverso il rispetto per la storia, la comunità e il benessere individuale, grazie alla sensibilità architettonica di “Duangrit Bunnag”.

Above Dettaglio della balaustra in ferro battuto che contrasta con la materia grezza (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above La cassaforte d’epoca BAUCHE preservata come testimonianza storica nello spazio espositivo (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Pareti traforate e tocchi di street art contemporanea raccontano la storia locale (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Il vetrocemento originale che inonda di luce naturale le scale interne (Foto: Worapon Teerawatvijit).

Above Le cornici in legno originali scandiscono il ritmo della facciata architettonica di 60 anni fa (Foto: Worapon Teerawatvijit).
Il lavoro svolto da “Duangrit Bunnag” su questo progetto rimane una testimonianza indelebile di come l’architettura di Bangkok possa guardare al futuro onorando il proprio passato. Un successo culturale nato dall’umiltà e dalla dedizione.

Above La struttura originale e i graffiti contemporanei si fondono in uno sfondo architettonico naturale (Foto: Worapon Teerawatvijit).
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