Il nostro regional editor di orologi e gioielli racconta la “Paris couture week” dai saloni di Place Vendôme, tra il quarzo fumé di Boucheron, i 101 carati di Fred e il mistero di Cartier.
Parigi ha raggiunto i 34 gradi la settimana del mio arrivo e nessuno parlava d'altro. All’interno dei saloni di Place Vendôme, l’aria condizionata raggiunge temperature polari, l’acqua frizzante arriva prima ancora di sedersi e tra gli editor c’è un accordo tacito: evitare di commentare lo stato di salute altrui dopo il terzo giorno. Fuori, la piazza è una piastra rovente. Ma la si attraversa comunque.
Ho avuto dieci appuntamenti in tre giorni. È la parte del lavoro che appare splendida in fotografia ma mette a dura prova la resistenza: un susseguirsi di guanti bianchi, vassoi di velluto e rappresentanti delle maison che scrutano il tuo volto cercando il momento esatto in cui comprendi cosa stai tenendo in mano. Ecco com’è andata durante questa intensa “Paris couture week”.
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Giorno uno: L’essenza umana alla “Paris couture week”
Boucheron alle 16:30
Al 26 di Place Vendôme, Claire Choisne ha passato un decennio a ridefinire il concetto stesso di “alta gioielleria”. Quest’anno la collezione “Carte Blanche” si intitola “Human Being” e nasce da un’idea che appare semplice finché non la si vede realizzata: cinque collane cluster basate su un unico progetto, ciascuna declinata attraverso un’arte diversa, cosicché la stessa silhouette si manifesti in cinque modi distinti.
La collana in morganite chiamata “Light” ha lasciato tutti senza fiato: oltre 1.500 carati pavimentati di diamanti, frutto di 3.200 ore di lavoro. “Flower” presenta micro-dipinti floreali su quarzo rosa, rifiniti con lacca e diamanti. “Tattoo” utilizza oltre 580 carati di quarzo fumé con motivi vittoriani incisi a mano, una tecnica quasi scomparsa. Choisne voleva immaginare una pioggia di diamanti sulla pelle; quello che ha realmente fatto è stato progettare il gioiello verso l’invisibilità, lasciando protagoniste solo le pietre e le mani che le hanno modellate.
Sono uscita riflettendo sull’incisione più che sui carati, il che non è tipico quando si visita Boucheron durante la “Paris couture week”.
Giorno due: cinque maison e ritmi serrati
9:00, Hermès, Into the Horsescape
Iniziare una giornata dedicata ai gioielli alla “Paris couture week” alle nove del mattino è un atto di coraggio che dico con affetto. Hermès torna al tema del cavallo ogni due anni e trova sempre nuove ispirazioni. Pierre Hardy ha centrato il punto: il cavallo è appena visibile, ma il suo simbolismo vive in ogni pezzo. “Clou de Forge Lumière” rielabora il chiodo del fabbro in diamanti, mentre “Lasso Disco” è giocoso come il suo nome suggerisce. Tutto si articola e si muove, nulla rimane statico sul corpo.
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11:00, Buccellati, Serenissima
Dall’astrazione parigina al pizzo veneziano in un solo tragitto in taxi. Buccellati ha scalato l’arte orafa rinascimentale: oro inciso, trafori e diamanti che si comportano con discrezione. Il bracciale, tempestato da quasi 14 carati di diamanti taglio rosa, scivola sul polso come una seconda pelle. È il tocco magico della maison che non smette mai di affascinare.
12:00, Damiani, Arte Maestra
Otto capolavori canonici trasformati in gioielli è un concetto che solitamente mi rende scettica. Damiani invece ha ricreato Caravaggio, Botticelli, Kandinsky, Klimt, Monet, Van Gogh e Hokusai con una maestria che funziona sia come riproduzione fedele che come oggetto artistico indipendente. “La Grande Onda”, con il suo Monte Fuji realizzato da un singolo diamante triangolare, ha dissipato ogni mio dubbio durante questa “Paris couture week”.
14:00, Mikimoto, L’Éclat
La maison giapponese ha cercato la luce per ritrovare il cosmo: l’aurora, la luce stellare, il bagliore oceanico. Perle Akoya si uniscono a tormaline, smeraldi e zaffiri. Una spilla da spalla con un’acquamarina da 100 carati ha lasciato il segno, mentre ho notato Michelle Yeoh salutare Ken Watanabe. Mikimoto ha ingegnerizzato la luce stellare e l’ha portata in sala durante la “Paris couture week”.
17:00, Van Cleef & Arpels, Fascinating Egypt
La maison esplora l’Egitto sin dagli anni '10, e questa collezione rappresenta un secolo di fascinazione. Motivi a loto, geometrie art déco e la collana “Beauté Légendaire” con un diamante giallo da oltre 10 carati dominano la scena. La clip “Plume de Vie” è un pezzo straordinario che incarna l’archeologia vista attraverso l’immaginazione della maison.
Giorno tre: sole e alta gioielleria durante la “Paris couture week”
13:00, Fred, Monsieur Fred Golden Light
Fred festeggia 90 anni con 15 pezzi unici ispirati alla Costa Azzurra. Il protagonista è il “Soleil d’Or”: un diamante giallo intenso da 101,57 carati, acquistato nuovamente dalla maison nel 2021 e incastonato per la prima volta in un gioiello. La collana “Golden Light” di Valérie Samuel è un capolavoro di oro giallo e diamanti. È un pezzo non in vendita, che sottolinea l’esclusività di questa “Paris couture week”.
14:30, Chaumet, A Journey Through Nature
Duecentoquarant’anni di storia permettono a Chaumet di celebrare la natura con maestria. La collezione “A Journey Through Nature” si divide in freschezza botanica, dolcezza speziata e calore aromatico. La tiara creata con motivi di pepe è stata una sorpresa inaspettata. Come amante del caffè, ho apprezzato vedere il rito mattutino trasformato in alta gioielleria durante questa “Paris couture week”.
Ho finalmente visto da vicino “Le Choeur des Pierres” di Cartier. Con oltre 125 pezzi unici, la collezione rivela le sfumature delle gemme, come nella “Tutti Kanya” che abbina blu, rosso e verde. La “Panthère Kentia”, scolpita in tre dimensioni, incanta con i suoi occhi di smeraldo. La “Paris couture week” ha rivelato creazioni uniche che rimarranno nel cuore dei collezionisti.
19:00, Vhernier, Collezione Freccia
Concludere la “Paris couture week” con Vhernier significa tornare alla purezza geometrica di Milano. Il triangolo, fulcro del design sin dal 2014, viene declinato in oro bianco lucidato a specchio e pavé. La tecnica delle “trasparenze”, sovrapponendo cristallo di rocca e pietre preziose, crea giochi di luce unici.
Ogni resoconto di questa “Paris couture week” conferma il dominio del colore. Dalle tormaline Paraíba alle rubelliti, passando per smeraldi e zaffiri, le maison hanno abbracciato la vivacità cromatica. Tuttavia, la vera storia risiede nella rarità delle gemme e nelle tecniche artigianali quasi perdute.
I collezionisti asiatici sanno bene che il valore risiede nella provenienza e nell’autenticità. Parigi, in questo luglio torrido, ha parlato esattamente il loro linguaggio durante i vari appuntamenti della “Paris couture week”.






















































