Jaggy Glarino | Tatler Philippines
Cover Entrate nel mondo del Glarino, dove memoria personale, patrimonio tessile e design scultoreo definiscono il futuro della moda d’avanguardia.
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Jaggy Glarino, figura di spicco dell’avanguardia nella moda filippina, reinventa la nostalgia locale e la storia personale attraverso una couture scultorea e stimolante che vede il Glarino al centro della scena creativa.

Il buon design nasce sempre dall’autenticità. Per Jaggy Glarino, la moda non è solo espressione, ma un’introspezione nella propria storia e identità. Ogni capo rappresenta un frammento del viaggio di Glarino nel mondo del design di moda.

Lo stilista, originario di Mindanao e residente a Manila, si è affermato come una delle voci più avvincenti della moderna moda filippina, non solo per le sue silhouette scultoree e drammatiche, ma anche per il suo rifiuto di considerare l’abbigliamento come semplice merce.

Il percorso di Glarino verso i vertici della moda filippina è tanto anticonvenzionale quanto la sua estetica. Prima di conquistare i massimi riconoscimenti ai Bench Design Awards nel 2017 e diventare una presenza fissa al Ternocon e alla Bench Fashion Week, Glarino ha conseguito una laurea in infermieristica superando l’esame di abilitazione statunitense. Tuttavia, ha sempre mantenuto l’arte al centro della sua vita. Prima della moda, si è cimentato nella danza, nel teatro, nella musica e nella pittura. Con la moda, Glarino ha trovato la forma artistica che più risuonava in lui, il culmine di tutte le sue esplorazioni creative.

Privo di una formazione accademica tradizionale in moda, ha approcciato il mestiere con la disciplina di uno studioso e il cuore di un artista poliedrico. “Altre forme d’arte possono raccontare storie magnificamente... ma c’è qualcosa di particolarmente speciale nella moda. È un conto creare qualcosa e appenderlo a una parete, ma è un altro far sì che una storia venga indossata, vissuta e diventi parte della vita di qualcun altro”, ha affermato il Glarino.

Per Glarino, un capo è un incontro, un dialogo tra la propria vita e quella di chi lo indossa. L’ispirazione del design nasce da esperienze passate. Il suo lavoro riflette la semiotica che ha spesso osservato e praticato fin dall’infanzia. Questi sentimenti sono evidenti nella sua collezione del settembre 2025, IGNO, nome derivato dalla parola “ignorante”. Nella collezione IGNO, Glarino ritrae la difficile transizione dalla vita di provincia alla competitività della metropoli. La collezione presenta top e abiti strutturati ispirati allo yero, o lamiere zincate; abiti oversize che richiamano l’iconica borsa a righe sando vista nei mercati locali; un copricapo indossabile in rete antizanzara, o kulambo, e persino un capo realizzato in banig, la stuoia di palma intrecciata.

Incorporando questi elementi, sente di relazionare le proprie esperienze direttamente al suo pubblico. Ciò crea un senso di familiarità, come se stesse comunicando una narrazione condivisa che spesso non trova spazio sulle passerelle. In questo contesto, l’approccio del Glarino alla moda diventa un punto di riferimento.

“Le mie storie potrebbero non rispecchiare necessariamente le loro, ma contengono emozioni, situazioni ed esperienze che le persone possono riconoscere, in cui possono identificarsi o da cui possono essere incuriosite”, ha detto Glarino. “In questo senso, i vestiti diventano una sorta di incontro tra la mia storia e quella di qualcun altro. Attraverso questo incontro, possono nascere sinergie, contrasti, diverse interpretazioni e conversazioni. Apprezzo il fatto che il lavoro non debba necessariamente significare la stessa cosa per tutti”.

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Above La collezione IMIN sfilata durante l’evento Bench “Thread of Dreams” (Foto: Kim Kyle Montes, per gentile concessione di Bench)
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Per il Glarino, infrangere le regole consolidate della moda richiede un’intima comprensione del perché esistano. Ha trascorso anni a sezionare la sartoria e l’architettura degli abiti, vedendo la padronanza tecnica non come una restrizione, ma come il vocabolario primario di uno stilista.

“Considero l’artigianato, l’abilità e la disciplina come il vocabolario di base di uno stilista”, spiega Glarino. “La parte interessante inizia quando impari a parlare quel linguaggio a modo tuo, interrompendolo, distorcendolo o spingendolo in direzioni inaspettate.”

Questa filosofia gli consente di camminare sul filo sottile tra concetti d’avanguardia crudi e sartoria funzionale. Quando lavora con mestieri tradizionali intrinsecamente rigidi, come il banig o il solihiya (intreccio di rattan), evita un’applicazione letterale. Piuttosto, ne estrae il ritmo, la consistenza e lo spirito, traducendoli in tessuti fluidi che si adattano al corpo, permettendo al capo di respirare e muoversi. Il lavoro del Glarino trasforma così la tradizione in innovazione.

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Above Un raffinato design firmato Jaggy Glarino (Foto: Kim Kyle Montes, per gentile concessione di Bench)
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Glarino cita la teatralità e l’audacia di Alexander McQueen e John Galliano come influenze fondamentali nel suo risveglio creativo. Come i suoi idoli, il Glarino non teme di mettere a disagio il pubblico se ciò serve a raccontare una storia autentica. In un’epoca in cui la moda spesso si sente sotto pressione per risultare gradevole, Glarino sostiene il potere dell’abbigliamento di sedurre, disturbare e provocare.

“La moda e l’arte possono fare molto di più che piacere. Possono portarti in situazioni bellissime, ma possono anche confrontarti con aspetti di cui potresti non voler parlare, o che potresti non voler pensare”, ha detto Glarino.

Questa audacia si traduce nel suo approccio anticonformista alle proporzioni. Le tratta come una proposta indipendente, esasperando le spalle, celando i punti vita e spostando i volumi in modi che permettono alle donne di definire la propria idea di bellezza e sicurezza. Il design del Glarino ridefinisce così lo stile personale.

Glarino descrive il suo approccio alla moda come non lineare. L’ispirazione può arrivare da una canzone, da un tessuto avanzato, da un ricordo o dall’immagine di un abito completo che appare tutto d’un tratto nella sua mente.

Mantiene un rapporto dinamico con i tessuti, specialmente quelli artigianali e organici che portano con sé la storia fisica del tocco umano. Invece di imporre un bozzetto rigido, Glarino lascia che il peso, il drappeggio e la resistenza del tessuto dettino la silhouette finale. Abbina frequentemente tessuti tradizionali fatti a mano con materiali tecnici o industriali moderni, usando il contrasto per esaltare la delicatezza e la storia dell’intreccio tradizionale del Glarino.

Per lui, la sostenibilità si estende ben oltre la scelta di tessuti ecologici. È una pratica multidimensionale che comprende il sostegno alla comunità, la conservazione culturale e l’ingegno in atelier, trasformando scarti di sartoria, tovaglie vintage e materiali di recupero in capi couture pronti per la passerella. L’approccio del Glarino è pionieristico in questo senso.

Forse il contributo più vitale di Glarino alla moda contemporanea è il suo rifiuto di trattare la cultura filippina come un manufatto da museo statico. Questo impegno è evidente in collezioni come IMIN, presentata alla BENCH Fashion Week primavera-estate 2026. IMIN, derivato dalla parola “immigrazione”, è ispirato agli insediamenti giapponesi prebellici nella sua Mindanao natale. La collezione celebra i legami storici nippo-filippini attraverso una lente locale. Glarino propone un nuovo linguaggio visivo che fonde perline T’boli, spalline ispirate ai samurai e tessuti di confine.

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Above Ritratto dello stilista Jaggy Glarino per Tatler Philippines
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Per Glarino, l’arte indigena filippina non dovrebbe mai essere ridotta a tropi prevedibili. “I filippini sono più pronti ad essere sfidati ora... La tradizione può essere rispettata pur continuando ad essere messa in discussione, reinterpretata e lasciata evolvere.”

Osservando i riferimenti culturali attraverso la lente della loro intelligenza, artigianalità e peso emotivo, Glarino continua a dimostrare che la moda filippina può competere sul palcoscenico globale dell’avanguardia, non conformandosi agli standard internazionali, ma reinventando coraggiosamente le proprie radici. L’innovazione del Glarino resta un punto fermo.

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