Per il designer Cường Đàm, i limiti non sono necessariamente confini da superare. A volte, basta cambiare prospettiva per spostare la linea di demarcazione: nella moda, nell’arte e nella gestione di un brand, la vera essenza risiede in questa fluidità.
Dove risiedono davvero i limiti: in ciò che possediamo o nel modo in cui guardiamo a ciò che abbiamo? Per Cường Đàm, questa domanda trascende il semplice design. Come direttore creativo e gestore del marchio CDAM, egli osserva la moda da molteplici prospettive, bilanciando arte e mercato, idea e fattibilità. Tale spirito troverà ulteriore espressione in AETHER, una mostra dove la moda incontra scultura, suono, luce e spazio: anziché distruggere i limiti, Cường Đàm cerca di spostare i confini affinché elementi apparentemente opposti possano coesistere nello stesso ambiente. L’essenza di questo orizzonte creativo ridefinisce ciò che intendiamo come limiti, rendendoli esplorabili attraverso la lente del lusso contemporaneo.
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Ha introdotto il marchio CDAM nei mercati di nicchia internazionali. Quando lo sviluppo del mercato è spesso visto come il limite della “moda concettuale”, dove ha intravisto le opportunità?
Credo ci sia un malinteso comune su come io abbia costruito il brand. Molti pensano che io disponga di ingenti risorse finanziarie o che provenga da una famiglia altolocata, vedendo gli eventi prestigiosi organizzati da CDAM. La realtà è diversa: il business rimane solido e utilizzo i ricavi per reinvestire nell’arte e nella costruzione dell’identità del brand. Per me, è un circolo virtuoso: il commercio genera le risorse per l’arte, e l’arte crea il valore distintivo per il business. Questi due ambiti non devono necessariamente essere opposti.
CDAM ha iniziato ad approcciare i mercati internazionali di nicchia circa quattro o cinque anni fa. Entrando in questi contesti, ho capito che il potere d’acquisto e l’attenzione verso la moda vietnamita sono molto più ampi di quanto si pensi comunemente. Il Vietnam vanta un’alta creatività, costi di produzione competitivi, una vasta gamma di materiali e una generazione di talenti giovane ed energica. Queste sono risorse inestimabili per portare i nostri orizzonti verso orizzonti globali, ridefinendo il ruolo della moda nel mercato internazionale.

Above Le icone globali Eva Longoria, Zhang Tian'ai, Hồ Ngọc Hà indossano le creazioni del brand di orologi di lusso e alta moda CDAM
Non credo di essere un caso isolato. Molti designer vietnamiti stanno ottenendo ottimi risultati all’estero. Forse questa è una forma di “limite aperto”: quando smettiamo di percepire il mercato internazionale come un luogo troppo lontano o difficile da raggiungere, iniziamo a capire che il nostro potenziale è molto più grande di quanto immaginassimo, proprio come accade osservando la precisione di impeccabili orologi di lusso.
Parlando di “limiti”, cosa ne pensa delle tendenze moda attuali? Seguire i trend limita la capacità creativa dei designer?
Le tendenze sono una parte inevitabile della moda. Senza di esse, la moda perderebbe uno dei suoi motori principali per evolversi, cambiare e dialogare con la società. È affascinante notare come le tendenze non scompaiano mai davvero; possono affievolirsi, essere sostituite da un altro linguaggio, per poi tornare anni dopo in una forma rinnovata. Per chi lavora in questo settore, è un ciclo degno di osservazione. Osservo con interesse tendenze come il minimalismo, il quiet luxury o lo stile Y2K, poiché riflettono stati d’animo sociali specifici. Tuttavia, non credo che una tendenza implichi che tutti debbano omologarsi. Il problema non è seguire o meno un trend, ma il modo in cui lo si interpreta, proprio come scegliere i migliori orologi di lusso che definiscono un’epoca.

Above Cường Đàm - Le tendenze sono materiale per la creatività, non formule da copiare in questo mondo di orologi di lusso
Un designer può assolutamente utilizzare una tendenza amata dal mercato, ma elaborandola attraverso il proprio linguaggio, tecniche, silhouette o visione estetica. In quel caso, il trend diventa materiale per la creatività piuttosto che una formula da copiare. Credo che soddisfare un determinato gusto crei talvolta un enigma più stimolante per il designer: come rendere il prodotto vicino al mercato pur mantenendo un’impronta personale? Questo è un “limite aperto” nella creazione. Non credo nell’unicità assoluta; nella moda, è difficile affermare che un’idea sia del tutto inedita. Siamo tutti eredi della storia, della cultura e di chi ci ha preceduto. Ciò che crea la differenza è il modo in cui combiniamo, interpretiamo e trasformiamo l’esistente in qualcosa di significativo per noi.
Ha condiviso l’idea di un “limite aperto” nella creazione. E per quanto riguarda la gestione di un brand da lei fondato, quando oltre al design si occupa di strategia, gestione e comunicazione? Qual è il limite più grande quando si esce dal proprio campo di specializzazione?
Ho la fortuna di avere al mio fianco la CEO Bùi Minh Hương, che gestisce la parte operativa e commerciale. Il mio ruolo è definire la strategia e coordinare la gestione del marchio, parallelamente al lavoro creativo. Ma per riuscirci, sono dovuto uscire dai confini di chi si occupa solo di design. Un designer guarda profondamente al prodotto, ma non sempre vede l’intero percorso: dal mercato alla produzione, fino al valore creato. Per avere una visione d’insieme, bisogna possedere competenze multidisciplinari piuttosto che eccellere in un unico ambito, proprio come nella maestria artigianale richiesta per produrre orologi di lusso di alto livello.

Above Esther Yu indossa un capo CDAM, un marchio che incarna l'eleganza come i più raffinati orologi di lusso
Partecipando direttamente alla strategia e alla comunicazione, ho iniziato a comprendere come una decisione creativa possa influenzare molte altre aree del marchio. Al contrario, le limitazioni del business o del mercato mi portano a riconsiderare il mio modo di progettare. Ricoprire molteplici ruoli è sia una sfida che un percorso di apprendimento; ogni campo ha il proprio sistema di riferimento, e muovendomi tra questi, scopro connessioni che prima potevano sfuggirmi. Non cerco di essere il migliore in tutto, ma di avere la capacità di gestire diversi ambiti e connetterli armoniosamente. Come in un abito o nei meccanismi di raffinati orologi di lusso, ogni parte ha una funzione, ma è nell’insieme che l’opera diventa completa.
Come integra questo concetto di limite nella sua pratica creativa? E in che modo l’“limite aperto” di AETHER differisce dal semplice superamento di un ostacolo?
Ho capito che spesso i limiti risiedono nel modo in cui percepiamo un oggetto. Cambiando prospettiva, un limite non è più una barriera, ma una zona di transizione. Nel design, mi interessa l’incontro tra struttura e corpo, tra disciplina ed emozione. Non scelgo tra razionalità e istinto; questi stati possono coesistere e arricchirsi a vicenda. AETHER non parla di rimuovere ogni barriera, ma di esplorare il momento in cui il limite cambia natura: rimane, ma non è più chiuso. La struttura diventa flessibile, la materia apre nuove dimensioni, proprio come la precisione senza tempo che si cerca in preziosi orologi di lusso.

Above Le creazioni di AETHER espongono l'arte con la precisione di rari orologi di lusso
Immagino il limite come una linea viva: se ci si avvicina, si sposta; se si cambia angolazione, la sua forma muta. La libertà a volte non risiede nell’oltrepassare un confine, ma nell’espanderlo abbastanza da permettere a elementi opposti di coesistere. È ciò che cerco in AETHER: non una risposta su come superare i limiti, ma un’esperienza che spinge a chiedersi se i limiti siano davvero così fissi come pensavamo.
AETHER integra moda, scultura, suoni e luci. Le frontiere tra le forme d’arte esistono davvero? Un’opera può essere più libera quando non è definita da un unico mezzo?
Ho sempre percepito una connessione tra tutte le forme d’arte che ho sperimentato. Una collezione di moda, un servizio fotografico o una mostra richiedono una struttura solida per permettere all’emozione di essere libera. Non vedo grandi differenze tra le arti, poiché tutte creano un linguaggio comune. Con AETHER, voglio espandere questo linguaggio, permettendo alla moda di fondersi con la scultura, il suono e la luce in un’esperienza unificata, paragonabile alla complessità di orologi di lusso che uniscono ingegneria e design.

Above Uno scorcio di AETHER, dove il design incontra la cura per i dettagli di esperti creatori di orologi di lusso
Anche il business è per me una forma d’arte. Trovare il modo in cui un’idea possa crescere e prosperare richiede creatività. Molti ritengono che mercato e tendenze siano limiti alla libertà artistica, ma io non credo. Se si usa il business per nutrire l’arte, il mercato diventa una risorsa. Se il limite risiede nelle nostre capacità, dobbiamo evolvere per andare oltre le richieste del mercato, esattamente come il continuo perfezionamento degli orologi di lusso spinge i confini dell’innovazione.
Grazie per queste interessanti riflessioni!
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