Alle 03:00 del 20 maggio e alle 06:00 del 21 maggio 2026, Nguyễn Thanh Bình è diventata la prima donna vietnamita a conquistare consecutivamente le vette dell’Everest e del Lhotse. Un’impresa motivata da una convinzione incrollabile: dare il massimo, poiché le opportunità non tornano mai.
Per qualsiasi alpinista, scalare il “tetto del mondo” rappresenta già un sogno ambizioso. Conquistare contemporaneamente quell’imponente vetta e un’altra montagna in poco più di un giorno sembra quasi impossibile. Eppure, quando la notizia dell’impresa compiuta dalla business woman Nguyễn Thanh Bình e dal dottor Ngô Hải Sơn ha raggiunto la comunità alpinistica, l’entusiasmo è stato immenso. Tuttavia, conversando con Tatler Vietnam, Nguyễn Thanh Bình ci ha rivelato prospettive inaspettate su cosa significhi realmente superare i propri limiti.
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Above L’imprenditrice Nguyễn Thanh Bình durante la sua spedizione.
L’alpinismo non è mai stata solo una questione di forza fisica. Come si è preparata per questo viaggio verso vette di 8.000 metri?
Molti credono che la preparazione inizi pochi mesi prima della partenza. Ma per un alpinista, la preparazione è uno stile di vita quotidiano. Anche quando non pianifico una scalata specifica, mantengo una routine di allenamento costante e un equilibrio mentale impeccabile. La consapevolezza che una sfida sia in attesa mi sprona a vivere con disciplina e vitalità.
In cinque anni ho accumulato attrezzature e competenze, comprendendo che i dettagli sono decisivi. Testo minuziosamente l’alimentazione e gli integratori. Inoltre, pianifico strategicamente ogni fase con il team e gli sherpa. Per questa spedizione, puntando a soli 21 giorni invece dei canonici 45-55, ho utilizzato con il dottor Sơn un protocollo di acclimatazione avanzato targato VietSummit, simulando ambienti a basso contenuto di ossigeno per ottimizzare la risposta fisiologica.

Above Nguyễn Thanh Bình accompagna il team alpinistico verso il campo base.
L’Everest è sinonimo di condizioni estreme e pericoli costanti. Come ha affrontato le sfide fisiche e psicologiche associate a questa montagna?
Ho affrontato l’Everest nel 2023, un anno difficile. Quest’anno, fortunatamente, le condizioni meteo sono state clementi, sebbene abbiamo incontrato blocchi di ghiaccio nel Khumbu. Raggiungere la vetta tra il 19 e il 20 maggio è stato possibile grazie a una relativa stabilità. Quando si parla delle vittime dell’Everest, il mio approccio non è dettato dalla paura, ma dal rispetto. Chi è arrivato fin lassù ha spinto il proprio desiderio oltre ogni limite umano. Questa esperienza mi ha insegnato la fragilità della vita e l’immenso valore di ogni respiro.

Above Nguyễn Thanh Bình con i compagni sotto il Campo 3.

Above Il passaggio attraverso le insidiose cascate di ghiaccio del Khumbu.
Nel 2023 ha dovuto rinunciare due volte all’Everest. Che lezioni ha tratto da quel periodo?
È stato un anno di grande trasformazione personale. Dopo i fallimenti e i lutti, volevo chiudere con le montagne. Poi, un’alba tra le vette del Nord-Ovest mi ha fatto comprendere che non potevo rinunciare alla persona che il cammino verso l’alto aveva forgiato in me. Sono tornata non solo per completare il sogno, ma per ritrovarmi.
Come si descriverebbe prima di questa storica impresa?
Ero timida e insicura. La montagna mi ha insegnato la pazienza e l’accettazione. Mi ha mostrato che le asperità si superano un passo alla volta.
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Above Nguyễn Thanh Bình presso il Campo 4 nella cosiddetta zona della morte.
Le sue opere pittoriche ritraggono le montagne con colori vivaci, in contrasto con il bianco della neve. Perché questa scelta?
Pittura e alpinismo procedono di pari passo. Le vette non sono solo bianco e ghiaccio; sono colori che cambiano al tramonto o all’alba. Voglio riportare il calore cromatico nelle immagini delle cime che ho visitato. Prevedo di organizzare una mostra in cui la storia della scalata non sia raccontata da statistiche, ma dalle sfumature del colore.
Parliamo del suo libro “Đỉnh tuyết” (Cime innevate). Cosa rappresenta per lei?
È un’autobiografia che esplora la metamorfosi interiore. Non è un libro sul successo, ma sull’attesa. Conquistando Everest e Lhotse, ho finalmente chiuso un capitolo iniziato tre anni fa.

Above Scatto panoramico dalla vetta del Lhotse.
Qual è il confine tra ispirazione e ricerca di visibilità nell’alpinismo?
Il valore supremo della montagna è la conoscenza del sé. Il successo ha senso solo se basato sulla verità. Un alpinista grandioso non è colui che conquista la vetta più alta, ma colui che mantiene l’umiltà nel farlo. La sfida più difficile della vita umana è, forse, proprio restare sinceri con sé stessi e vivere coerentemente con i propri desideri autentici.
Grazie e continui a scalare verso vette sempre più alte!
Articolo tratto dall’edizione di giugno 2026 di Tatler Vietnam.
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