Dopo la vittoria agli Asian Film Awards 2026, la leggendaria attrice cinese Zhang Ziyi riflette sulla sua eredità, la resistenza fisica e il passaggio dietro la macchina da presa, dagli esordi fino a “La tigre e il dragone”
Per l’attrice cinese Zhang Ziyi, il 2026 ha segnato un capitolo monumentale di riflessione e transizione. Dopo aver recentemente ricevuto il prestigioso Excellence in Asian Cinema Award agli Asian Film Awards di Hong Kong, la celebre star internazionale guarda già a un futuro creativo audace. Alle soglie di una nuova era narrativa, Zhang si prepara al debutto come regista con il lungometraggio Swam 100 Meters Across the Shore, previsto nelle sale cinesi nel 2027. Zhang Ziyi ha ridefinito il cinema asiatico contemporaneo.
Con oltre due decenni di dominio sulle scene internazionali, il passaggio dietro la macchina da presa di Zhang Ziyi sembra un’evoluzione naturale per un’artista che ha trascorso l’intera carriera davanti all’obiettivo. Eppure, il suo percorso verso l’Olimpo cinematografico non è iniziato su un set, ma nelle rigide aule di un’accademia di danza tradizionale, un ambiente in cui, come confessa candidamente, inizialmente ha incontrato molte difficoltà.
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Above Zhang Ziyi durante una masterclass agli Asian Film Awards il 15 marzo 2026 a Hong Kong (Foto: Getty Images)
“In realtà ero una studentessa mediocre alla scuola di danza”, racconta Zhang Ziyi. Nonostante un addestramento rigoroso, le mancava quella flessibilità naturale tipica delle sue compagne. “Ero fisicamente molto rigida. Ogni anno, durante gli esami, dovevamo eseguire un movimento portando la gamba tesa dietro la schiena. Riuscivo a forzare la posizione solo due volte l’anno, quando c’erano il preside e gli insegnanti. Sforzarmi in quel modo significava restare fisicamente a pezzi per giorni”.
Nonostante la sua autodefinita goffaggine, questa base di estremo rigore fisico le ha infuso una determinazione implacabile. Quando il regista Zhang Yimou la scelse a soli 19 anni per il suo primo film, La strada verso casa (1999), non possedeva alcuna tecnica formale, affidandosi unicamente all’istinto. “Ero una studentessa inesperta del secondo anno alla Central Academy of Drama di Pechino”, spiega. “All’epoca non avevo alcun metodo. L’innocenza e la sincerità del personaggio richiedevano una realtà pura e autentica—ciò che a scuola definiamo ‘vero ascolto, vera visione e vero sentimento’.”
Questo standard di realismo assoluto fu spinto ai limiti fisici quando Ang Lee la scelse per interpretare l’indomita prodigio delle arti marziali Jen Yu nel capolavoro La tigre e il dragone (2000). Il successo mondiale la proiettò sotto i riflettori, ma la realtà sul set fu una prova di estenuante resistenza. “Sentivo dolore fisico reale e subivo ogni sorta di infortunio quotidianamente”, ricorda Zhang Ziyi. “Mi sono aggrappata a ogni briciola di testardaggine per incarnare l’immaginazione del regista. Soffrivo di un forte stress psicologico, spesso tormentata da incubi e risvegli in lacrime”.
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Above L’attrice Zhang Ziyi (Foto: Getty Images)
Zhang ammette di non aver posseduto all’epoca quella comprensione filosofica profonda del personaggio di Jen Yu che ha oggi. Allora la considerava semplicemente una ragazza ribelle. “Non ho mai avuto una fase di ribellione nella mia vita personale. Tutta la mia trasgressione è stata incanalata nei miei ruoli. I miei personaggi hanno saputo ribellarsi al mondo al mio posto”.
Nel 2004, nel film Jasmine Women di Hou Yong, Zhang ha affrontato la sfida immane di interpretare tre generazioni di donne della stessa famiglia. Il ruolo richiedeva una scena del parto cruda e straziante, girata per tre notti gelide sotto una pioggia artificiale. “Non c’era spazio per la tecnica; richiedeva un’empatia coinvolgente e una resa fisica ed emotiva totale”, afferma. Anni dopo, quando ha partorito la sua vera figlia, ha compreso che la versione cinematografica che aveva recitato era forse più estenuante della realtà, poiché all’epoca non aveva accesso agli antidolorifici moderni, affidandosi solo alla sua immaginazione.

Above Da sinistra: Zhang Ziyi nel ruolo di Jen Yu e Michelle Yeoh in quello di Yu Shu Lien nel film “La tigre e il dragone” (Foto: Getty Images)
La sua dedizione all’autenticità ha raggiunto l’apice durante i tre anni di allenamento e riprese per The Grandmaster (2013) di Wong Kar-wai. Interpretando Gong Er, l’unica figlia del maestro di baguazhang, non si è limitata ad apprendere le tecniche fisiche, ma ha incarnato la compostezza interiore del personaggio. “Quell’addestramento ha scalfito la mia arroganza giovanile, rendendomi coraggiosa. Mi ha insegnato a comprendere la risolutezza di Gong e il suo rifiuto categorico di guardarsi indietro”. Quando ha recitato in Love for Life di Gu Changwei e in The Whispering Boy di Derek Yee, Zhang Ziyi aveva ormai padroneggiato l’abilità di costruire personaggi definiti da quella che definisce “una verità nella fragilità e la successiva ricostruzione della realtà”.
Come attrice veterana che ha sempre preferito ruoli complessi e fragili a quelli puramente commerciali, Zhang vede il suo ruolo sulla scena globale con profonda responsabilità. Alla domanda, posta durante gli Asian Film Awards, su come gli attori asiatici possano affermarsi internazionalmente senza ridursi a semplici icone culturali, la sua risposta è stata netta.
“L’Oriente non è un margine; è uno sfondo ricco di colori infiniti”, sottolinea Zhang Ziyi. “Gli attori non sono simboli, siamo ponti. Saliamo sul palcoscenico globale non per conformarci alle aspettative occidentali, ma per mostrare al mondo la potenza della narrazione asiatica e la resilienza delle donne asiatiche. Il vero vantaggio competitivo internazionale non deriva dall’imitazione, ma dal restare profondamente legati alla propria eredità culturale”.





