Cover Uno sguardo a House Museum di Rom Design, il nuovo spazio dedicato all'art a Bangkok dove linee architettoniche e minimalismo creano un santuario per il dialogo.

Unendo l’eredità culturale delle “House Gallery” di Los Angeles a una profonda dedizione per l’autenticità “offline”, House Museum di ROM DESIGN emerge a Bangkok come il nuovo santuario dell’arte per la riflessione silenziosa e il dialogo internazionale.

Non tutti sono invitati nel nuovo e affascinante spazio dedicato all’art a Bangkok, ed è una scelta precisa. Nato da un ex garage e dal desiderio di conversazioni autentiche, House Museum di Rom Design sta silenziosamente riscrivendo le regole dello scambio culturale. In un’era iperconnessa, definita dal rumore digitale e dal consumo rapido, questo spazio curato nei minimi dettagli e accessibile solo su invito si pone come un’alternativa fisica al frenetico mondo dell’art contemporanea. Lungi dall’essere una galleria convenzionale, è concepito come un “modello vivente” per il dialogo internazionale e un santuario per quella che il fondatore Rom Sangkavatana definisce “art silenziosa”.

Traendo ispirazione dalle intersezioni storiche tra architettura e cultura—come la Schindler House di Los Angeles—lo spazio fa da ponte con l’estetica orientale. Qui, i riflettori sono puntati sullo spazio stesso: un organismo offline progettato per coltivare profonde sinergie, favorire residenze artistiche e costruire un’eredità duratura e significativa, un pezzo alla volta.

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Above Gli elementi esterni traggono ispirazione dalla filosofia Zen giapponese per favorire un momento di riflessione silenziosa nell’ambito dell’art.

La mostra inaugurale, intitolata “Sanctuary”, cattura perfettamente questo spirito. Presentando il lavoro dello scultore e artista di Tokyo Gensho Sugahara, l’esposizione funge da ponte creativo tra Bangkok e Tokyo—due città con profonde radici storiche che vivono oggi un rapido sviluppo. Utilizzando tecniche di scultura in argilla tradizionali, senza affidarsi a modelli dal vivo, Sugahara cattura l’essenza mutevole e l’anonimato dell’esistenza contemporanea. Le sue figure abbracciano un paradosso affascinante: incarnano pose della moda urbana attuale, pur emanando la profonda calma tipica delle statue buddiste tradizionali. Questo filo conduttore religioso e culturale onora il passato abbracciando fermamente il futuro.

Tatler discute con Rom Sangkavatana la filosofia dietro lo spazio, il debutto di Gensho Sugahara e come House Museum stia gettando le basi per una nuova era di dialogo artistico transculturale attraverso la migliore art.

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Above Gensho Sugahara espone la sua visione artistica nel nuovo spazio privato di Bangkok.
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Above Rom Sangkavatana, visionario fondatore di Rom Design, mira a utilizzare questo spazio privato come un “modello vivente” per guidare l’economia creativa dell’art locale.

In un mondo digitale e frenetico, cosa l’ha ispirata a creare uno spazio intimo e accessibile solo su invito come House Museum? In che modo questa cornice privata valorizza l’esperienza e la connessione degli spettatori con l’art?

Credo che a volte partire da una piccola idea possa essere un modo per creare nuovo valore attorno a qualcosa, che sia un’opera d’art, un progetto o persino un business.

Sono a un punto della mia vita in cui sento che l’autenticità, e il tentativo di comunicare qualcosa di vero sulla vita, siano diventati sempre più rari in un mondo che corre veloce, sempre più modellato dalle esperienze digitali. Questo è uno dei motivi per cui ho voluto cambiare modalità, ponendo l’accento sulla creazione di esperienze nel mondo fisico e offline.

Per me, House Museum non è semplicemente uno spazio per esporre art. È un luogo in cui le persone possono rallentare, essere presenti e interagire con le opere in modo più personale e intimo. Credo che alcune opere d’art necessitino di tempo e dell’atmosfera giusta per rivelarsi, non devono sempre essere fruite in contesti affollati o gallerie convenzionali.

Il formato privato, accessibile solo su invito, ci consente di creare quel senso di intimità. Dà ai visitatori la libertà di connettersi con l’opera al proprio ritmo, scoprendo magari dettagli che non si paleserebbero attraverso modalità di fruizione dell’art più convenzionali.

Ha citato l’ispirazione alla cultura delle “House Gallery” di Los Angeles. Come ha adattato questo concetto al contesto di Bangkok e quali elementi di quella programmazione erano essenziali da portare a casa?

Un progetto a Los Angeles che mi ispira è la Schindler House. Fu utilizzata come punto d’incontro interculturale, introducendo concetti spaziali giapponesi a Los Angeles nel 1922. Tuttavia, questo progetto non è stato ispirato solo da LA; è stato più ampio. Uno dei primi ospiti a visitare lo spazio è stato il Direttore di Art Basel, Hong Kong.

All’epoca, il sito era ancora in costruzione (il vecchio sito era il garage di mio padre), ed era una sorta di guscio vuoto... Mi interrogavo continuamente su cosa dovessi fare. Sono tornato all’idea dei valori che custodivo in me: Zen, spiritualità e l’idea di appagamento. Ecco perché l’estetica giapponese permea il mio lavoro nell’art.

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Above La segnaletica in acciaio si staglia contro il colore distintivo della proprietà, il cemento grigio, cornice ideale per l’art.
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Above Un corridoio interno che conduce attraverso il percorso espositivo di House Museum.
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Above Gli elementi esterni richiamano la filosofia Zen giapponese, con texture naturali come pietra e ciottoli bianchi.
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Above Il design minimalista dell’esterno riflette l’equilibrio cercato in ogni opera d’art presente nel museo.

Gestisce Townhouse Gallery come spazio pubblico, mentre House Museum è strettamente privato. Come concilia queste due dimensioni nel suo progetto d’art?

Non userei pienamente il termine “curatoriale” nel mio senso, quanto piuttosto una navigazione tra il regno pubblico e quello privato. Nel privato, sento di poter portare avanti idee fondamentali per i miei valori. Nello spazio pubblico, invece, tutto è più complesso: riguarda gli stakeholder coinvolti... il che rende la gestione dell’art più articolata. Francamente, ritengo di dedicarmi a House Museum a un livello molto serio. Non è solo intrattenimento.

Poiché “una posizione è solo una posizione” senza i contatti giusti, cosa rende ideale una conversazione autentica presso House Museum? Cosa cerca nei suoi ospiti?

Per me, l’idea di “conversazione autentica” consiste nell’avere uno spazio in cui poter parlare liberamente, senza giudizio, su vari aspetti della vita: benessere, politica, cultura. Penso che quando la conversazione è reale, abbia significato anche nell’art. Come essere umani, percepiamo quando qualcuno parla con verità. La base dei miei criteri di selezione è questa; tuttavia, resto aperto a chiunque desideri confrontarsi con il mio mondo a un livello più profondo.

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Above La scultura contemporanea dell’artista Gensho Sugahara è protagonista, incorniciata dagli interni tattili del museo.
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Above L’art scultorea di Sugahara trova la sua dimensione ideale negli spazi intimi di House Museum.
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Photo 1 of 2 Sugahara utilizza tecniche scultoree tradizionali per catturare l’anonimato della modernità, celebrando una nuova forma di art.
Photo 2 of 2 Le sculture di Sugahara fondono sensibilità della moda urbana e profonda tranquillità in un’art senza tempo.

Dato che la mostra di Gensho Sugahara è il debutto di House Museum, in che modo il suo lavoro rispecchia la sua visione di dialogo interculturale attraverso l’art?

Lavorare con la scultura comporta limitazioni proprie, poiché non è facilmente alterabile. Sento che la scultura possiede un senso di peso, permanenza e serietà nel suo linguaggio, il che si allinea alla mia intenzione: far sì che la scultura guidi l’esposizione e diventi un linguaggio visivo chiave di ciò che House Museum vuole comunicare nell’art.

Volevo “piantare una bandiera” per la scultura e farla restare nello spazio a lungo termine, anziché trattarla come un’opera che arriva per una mostra e se ne va. A differenza di un dipinto, la scultura possiede una forza fisica che solidifica un’idea in qualcosa di tangibile. Ha peso, volume e presenza. Allo stesso tempo, quella fisicità la rende vulnerabile; quella tensione tra forza e fragilità è qualcosa che trovo molto interessante nell’art.

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Photo 1 of 5 Sugahara trasforma l’argilla in art, esplorando posture moderne e antiche.
Photo 2 of 5 La tranquillità buddhista incontra la moda contemporanea nelle opere di art esposte.
Photo 3 of 5 Un dialogo tra culture catturato attraverso tecniche di art secolari.
Photo 4 of 5 Le figure di Sugahara riflettono l’essenza del presente nel mondo dell’art.
Photo 5 of 5 Ogni dettaglio scultoreo contribuisce a creare un’art carica di significato.

Sono attratto dal modo in cui la scultura può diventare parte di un luogo e coesistere con le persone per generazioni. Queste opere portano un senso di forza, monumentalità e grandezza. Nel tempo, diventano più che semplici oggetti d’art: entrano a far parte dell’identità e della memoria collettiva di un luogo.

Voglio che House Museum sviluppi un valore sentimentale per me, per la Thailandia e per chiunque si unisca qui. Voglio che sia uno spazio dove riequilibrare la vita con umiltà, riconnettersi con la natura e allontanarsi dal mondo online per tornare a qualcosa di tangibile, riscoprendo il vero valore dell’art.

L’“Arte dell’Essere” è fondamentale in questo momento storico. Gensho Sugahara è un artista che mi ha riportato a un apprezzamento più profondo dell’art, dell’artigianato e di quei valori tradizionali che sento svanire dalla società.

Abbiamo parlato per quasi un anno prima che decidesse di venire alla House Museum per la sua prima residenza d’artista fuori dal Giappone. Per me, questo non significa semplicemente portare un artista giapponese a esporre in Thailandia, ma creare un dialogo tra culture attraverso ciò che condividiamo come esseri umani: calma, bellezza, sensibilità e la capacità di essere presenti nell’art del momento.

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Photo 1 of 3 La scultura come forma di art suprema che abita lo spazio.
Photo 2 of 3 L’art di Sugahara invita alla contemplazione silenziosa.
Photo 3 of 3 La presenza fisica dell’art trasforma House Museum.

Lei nutre un forte apprezzamento per il concetto di “art silenziosa”. Come questa filosofia plasma le sue scelte e il dialogo che spera di promuovere?

Credo che, alla fine della giornata, tutto ruoti attorno alla conversazione significativa che si instaura. Molte cose nel mondo dell’art restano inespresse. Mi piace comprendere quella linea sottile e spingere verso ciò che è più “silenzioso” che “rumoroso” perché, se qualcosa è autentico, rimarrà sempre una voce significativa. Collezionare art è un atto personale; crescendo, ho iniziato ad apprezzare di più il tempo dedicato alla riflessione, spostando il mio interesse dal mondo esteriore verso una dimensione più reale e profonda.

Oltre a portare artisti come Gensho Sugahara, quali “sinergie” cerca di coltivare tra le comunità creative thailandesi e internazionali attraverso l’art?

Penso che la sinergia sia il lavoro stesso. Cerco l’autenticità, la visione del partner e il modo in cui lavoriamo insieme come un team. Non è più un lavoro da solisti. Si tratta di scoprire chi incrocia il proprio cammino e cosa ci attrae, cercando di valorizzare l’art attraverso la collaborazione.

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Photo 1 of 3 Il dialogo tra le culture nutre la futura art del museo.
Photo 2 of 3 L’art diventa linguaggio comune tra gli ospiti di House Museum.
Photo 3 of 3 La tranquillità dell’art come rifugio dalle dinamiche moderne.

Guardando al futuro, come spera che questo modello contribuisca alla comunità creativa in Thailandia e come si inserisce nella sua visione per ROMCOMPANY?

Vedo tutto questo come una pratica reale per mettere in atto una visione. HOUSE MUSEUM, ROM DESIGN e TOWNHOUSE Gallery fanno parte della stessa immagine in evoluzione. Ciò che sto costruendo nell’art non riguarda il seguire una tendenza, ma l’impegnarsi concretamente nel mondo offline per creare esperienze che possano far avanzare la cultura.

Credo che lo sviluppo significativo dell’art non debba sempre passare per grandi eventi. A volte conta solo il lavoro quotidiano, unito gradualmente come i mattoncini LEGO. Ogni pezzo sembra piccolo da solo, ma col tempo forma qualcosa di più grande. Con questo progetto, voglio sapere di aver provato a fare qualcosa di significativo: creare, nutrire e sperimentare per portare qualcosa di prezioso nel mondo dell’art finché ne avrò la possibilità. In definitiva, è questo che dà significato alla mia vita.

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Above Sinergia in azione: Rom Sangkavatana e Gensho Sugahara dimostrano che il futuro dell’art d’impatto risiede nel lavoro di squadra interculturale.

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Chutima Katepongchai
Redattrice assistente, Casa e Stile di vita, Tatler Thailand
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Chutima Ketpongchai, assistente editoriale di Tatler Thailand, si occupa di contenuti relativi ad architettura, design e lifestyle. Racconta storie di case e spazi che ci circondano, considerandoli fonti di ispirazione nascoste nella vita di tutti i giorni, attraverso contesti contemporanei.