Cover L’artista Lucio Fontana (1899-1968) crea un’opera d’arte perforando una tela il 27 novembre 1962 (Foto: Getty Images)

Quando lo scultore e pittore italo-argentino Lucio Fontana, padre dello spazialismo e mentore di Yayoi Kusama, squarciò una tela nel 1958, aprì una nuova prospettiva sulla comprensione dell’arte e dello spazio. Ma il retaggio di Lucio Fontana va ben oltre il semplice gesto di tagliare una superficie.

Per decenni, il mondo ha associato l’artista italo-argentino Lucio Fontana (1899-1968) a un gesto unico e definitivo: un taglio netto e preciso attraverso una tela monocroma. Per l’osservatore occasionale che passeggia tra le fiere d’arte internazionali, questi “Tagli” sono immediatamente riconoscibili. Eppure, a causa della loro apparente e ingannevole minimalismo, le opere di Lucio Fontana sono spesso bersaglio del cinismo moderno di chi sostiene che “chiunque potrebbe farlo”.

La sua prima mostra personale a Hong Kong, intitolata Lucio Fontana: Spatialism. Pioneering the Contemporary, che si terrà dal 17 settembre al 19 dicembre presso Hauser & Wirth, intende dimostrare il contrario. Curata da Luca Massimo Barbero, presidente dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, la mostra segna il capitolo conclusivo di un’esposizione globale in tre parti, già presentata presso le sedi Hauser & Wirth di Los Angeles nel 2020 e di New York nel 2022-23.

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Above Lucio Fontana nel 1965 (Foto: per gentile concessione di Ugo Mulas e Fondazione Lucio Fontana, Milano)
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Questa trilogia traccia il percorso di come Lucio Fontana abbia trasformato la concezione artistica del XX secolo: dai suoi primi anni come scultore sperimentale, che ha ribaltato il concetto tradizionale di scultura come oggetto decorativo, ai decenni trascorsi a promuovere lo spazialismo attraverso incisioni e fori su tele e ceramiche. La sua visione ha rivoluzionato la percezione dello spazio nell’arte, anni prima che figure chiave dell’arte concettuale come Yayoi Kusama, Piero Manzoni e James Turrell diventassero celebri.

La mostra di Hong Kong presenterà al pubblico asiatico le opere spazialiste di Lucio Fontana, offrendo una panoramica della sua produzione artistica, inclusi i famosi cicli dei “Tagli”, dei “Buchi” e degli “Inchiostri”. Oltre a esporre sculture e dipinti, Barbero mira a instaurare un dialogo tra le tradizioni artistiche orientali e occidentali.

A metà degli anni ’50, Lucio Fontana incontrò il critico d’arte francese Michel Tapié, che scoprì il radicale movimento Gutai in Giappone. Tramite lui, l’artista conobbe esponenti del gruppo Gutai come Shozo Shimamoto e Hisao Dōmoto, i quali condividevano la sua visione di ridefinire l’arte come una “traccia di azione”.

Questi artisti giapponesi erano affascinati dalle perforazioni di Lucio Fontana. Questa mutua attrazione culminò con l’esposizione delle opere di Fontana in Giappone, presso lo spazio Gutai Pinacotheca di Osaka nei primi anni ’60.

Lucio Fontana sostenne anche artisti giapponesi d’avanguardia in Europa, inclusa la prolifica Kusama, incontrata nel 1965 durante la mostra Nul 65 ad Amsterdam, e finanziò la sua celebre installazione Narcissus Garden alla Biennale di Venezia.

Ogni mostra Hauser ha un focus specifico. Quella di New York al 32 East 69th Street, luogo in cui Fontana presentò la sua prima personale negli USA nel 1961, ha puntato i riflettori sulle sue sperimentazioni scultoree dagli anni ’20 fino alla fine degli anni ’60: ceramiche, dipinti, e opere in gesso, cemento e vetro. L’esposizione ha ricordato che, molto prima di tagliare tele, l’artista nato in Argentina e cresciuto a Milano era già una figura all’avanguardia nel conservatore mondo dell’arte occidentale.

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Il suo approccio esplorativo alla scultura derivava da molteplici influenze. All’Accademia di Brera, studiò sotto Adolfo Wildt, che lo incoraggiò a fidarsi degli insegnamenti accademici pur esplorando nuove idee. Questo portò a opere in terracotta e metallo che incarnano una fusione tra astrazione e figurazione.

Fu influenzato anche dal padre scultore, nel cui laboratorio Lucio Fontana lavorò per un periodo. Forte di queste tecniche tradizionali, si sentì spinto a reinterpretare movimenti d’avanguardia come il cubismo, il futurismo e il surrealismo.

Negli anni ’30 collaborò con architetti, comprendendo che “le sculture non erano solo ornamenti che occupano spazio, ma dispositivi che modellano attivamente lo spazio fisico circostante”, come spiega Maria Villa, vice-presidente della Fondazione Lucio Fontana.

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Above Concetto spaziale, Natura (1959-60) di Lucio Fontana (Foto: per gentile concessione della Fondazione Lucio Fontana, Milano, by Siae 2026)

Egli esplorò il rapporto tra arte e spazio alla fine degli anni ’40, in un’epoca segnata dalla corsa allo spazio e dalle scoperte della fisica nucleare. Nel 1946 pubblicò il Manifiesto Blanco, in cui rifiutava le forme tradizionali, sostenendo un’arte che integrasse materia, colore e movimento nello spazio-tempo.

Ciò aprì la strada alla serie dei “Buchi” nel 1949, attraverso cui perforava tele e sculture per rivelare lo spazio infinito. Nel 1959, iniziò la serie “Natura”, sfere deformate di terracotta e bronzo, incise e forate per trasmettere un senso di instabilità vitale.

“Gli artisti occidentali del dopoguerra proponevano che un quadro non fosse solo una finestra o un’immagine rappresentativa, ma qualcosa costruito attraverso la materia”, afferma Barbero. “Lucio Fontana superava l’idea tradizionale di pittura perforando la superficie, privandola della sua funzione meramente illustrativa.”

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Above Concetto spaziale (1957) di Lucio Fontana (Foto: per gentile concessione della Fondazione Lucio Fontana, Milano, by Siae 2026)

“Il gesto era essenziale: lungi dal distruggere violentemente, Lucio Fontana aggiungeva spazio a una superficie bidimensionale. Usava le mani per trasformare la materia, pensando all’effetto del suo gesto su vari materiali.”

Le scelte di Lucio Fontana non si limitavano ai materiali tangibili; era affascinato dalla luce. La mostra di Los Angeles del 2020 ha ricostruito i suoi Ambienti Spaziali, creati dagli anni ’40 ai ’60, costituiti da corridoi labirintici e stanze oscure decorate con luci al neon. Utilizzò materiali industriali per trascendere i limiti della tela, posizionando lo spettatore all’interno dell’opera, trasformandola in un’esperienza effimera.

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Above Concetto spaziale (1949) di Lucio Fontana (Foto: per gentile concessione della Fondazione Lucio Fontana, Milano, by Siae 2026)

“Los Angeles è stata la patria del movimento Light and Space”, dice Barbero. “La mostra del 2020 ha evidenziato come Lucio Fontana utilizzasse già la luce di Wood nel 1949 e il neon nel 1951. Il pubblico americano ha riscoperto quanto fosse all’avanguardia.”

La mostra di Hong Kong presenterà anche la rara serie degli “Inchiostri” degli anni ’50: tele delicate su cui l’inchiostro evoca paesaggi astratti o nebbie cosmiche. Su queste superfici sono apparsi alcuni dei primi tagli del ciclo delle “Attese”.

I tagli rettilinei creavano varchi viscerali verso l’infinito, spesso rinforzati sul retro da garza nera per simulare l’oscurità. Rispetto ai “Buchi”, i “Tagli” rappresentavano un metodo più strutturato di delineare luce e ombra. Il gesto era meditativo: dopo aver saturato la tela con inchiostri monocromi, l’artista attendeva anche ore prima di eseguire il taglio, motivando il titolo di molte di queste opere: “Attese”.

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Above Concetto spaziale, Attese (1964) di Lucio Fontana (Foto: per gentile concessione della Fondazione Lucio Fontana, Milano, by Siae 2026)

Sebbene Lucio Fontana non sia stato influenzato direttamente dai metodi cinesi, Barbero nota analogie tra le sue opere e l’arte dell’inchiostro. “I tagli di Lucio Fontana hanno molto in comune con l’idea dello spirito e dei gesti nella cultura orientale”, spiega, riferendosi alla calligrafia cinese dove i tratti riflettono le emozioni. “La nostra intenzione includendo i dipinti a inchiostro a Hong Kong è dimostrare la connessione spirituale tra le due culture nella creazione artistica.”

La mostra sarà accompagnata da un nuovo libro sull’opera di Lucio Fontana, pubblicato in cinese semplificato da Hauser & Wirth. È inoltre previsto per il prossimo anno un terzo volume di ricerca dedicato al legame tra l’artista e il Giappone.

A decenni dalla sua scomparsa, l’influenza di Lucio Fontana dimostra che l’arte non riguarda solo la creazione di immagini, ma di pensieri. “Lucio Fontana rimarrà uno dei più grandi punti di riferimento nell’arte contemporanea”, afferma Barbero.

“Si pensi a tutti gli artisti che lavorano oggi con il monocromo o l’arte concettuale: Lucio Fontana è stato fondamentale per generazioni di artisti. Sebbene in passato fosse considerato troppo provocatorio, oggi vediamo la luce di quella rivoluzione.”

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Zabrina è la Senior Editor della sezione Arte e Cultura di Tatler Hong Kong. È specializzata in arti performative, arti visive e cinema. La sua passione per i viaggi è nata durante la spedizione antartica Mighty Rovers del 2010. Nel corso degli anni, ha intervistato artisti e registi di fama internazionale, tra cui i premi Oscar Chlóe Zhao e Tim Yip, la vincitrice del Golden Horse Sylvia Chang, il direttore della fotografia di In the Mood for Love Christopher Doyle, l'autrice di Pachinko Min Jin Lee e il primo cantante solista cinese a esibirsi al Coachella, Jackson Wang. Ha vinto la medaglia d'oro ai WAN-IFRA Asian Media Awards del 2021 per il suo reportage sulle ondate di crimini d'odio contro gli americani di origine asiatica.