In quanto uno dei tastemaker più affascinanti del Sud-est asiatico, Miguel Rosales possiede la rara capacità di coniugare una profonda conoscenza del “design” con uno squisito, autentico e innato gusto.
In un’epoca in cui gli interni vengono sempre più consumati come un diluvio di immagini, Miguel Rosales mantiene un approccio raro, concentrandosi su aspetti meno visibili: il modo in cui la cultura viene vissuta. In qualità di fondatore e direttore creativo di Caramel Inc, occupa una posizione all’intersezione tra consulenza artistica, decorazione d’interni e collezionismo, trattando queste discipline non come ambiti separati, ma come parte di una più ampia conversazione culturale sul “design”.
Rosales appartiene a una cerchia per la quale la decorazione va ben oltre l’estetica. La sua filosofia ha guidato progetti che spaziano da residenze private a collezioni aziendali e istituzionali, dove l’occhio per l’artigianato si sposa con l’apprezzamento per le narrazioni più intime che gli oggetti accumulano attraverso l’uso e il lascito. Sedersi a tavola con Rosales significa scoprire che il suo spirito arguto completa perfettamente i suoi standard rigorosi.
Le civiltà vengono spesso ricordate per i monumenti che lasciano. Gli individui, al contrario, rivivono attraverso gli ambienti che abitano. Molto prima che i musei codificassero il gusto, gli interni domestici fungevano da custodi dell’artigianato, della memoria e dello scambio culturale, dove oggetti di epoche e provenienze diverse si fondevano in una biografia tangibile. È all’interno di questa tradizione che Rosales ha stabilito la sua attività legata al “design”.
Ciò che distingue il suo approccio è la resistenza alla novità fine a se stessa. Piuttosto che inseguire ciò che è momentaneamente alla moda, predilige il valore narrativo. Il risultato sono interni che premiano chi li osserva nel tempo, rivelando nuove relazioni tra arte, architettura e vita quotidiana. Questa conversazione di Rosales con Tatler considera le proprietà non come semplici stanze progettate, ma come autentici documenti culturali.
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Above Miguel Rosales presso lo showroom di Shang Summit, un esempio eccellente di design d'interni contemporaneo
Le arti decorative hanno spesso occupato una posizione ambigua tra utilità e belle arti. Ritiene che tale distinzione abbia ancora senso, o i confini tra arte, “design” e decorazione sono diventati produttivamente sfumati?
Oscar Wilde disse che “tutta l’arte è perfettamente inutile”. Sebbene fosse un purista, credo che arte e “design” possano essere strumenti di cambiamento. Storicamente, sia le belle arti che quelle decorative sono state utilizzate per definire il tempo, le persone che le hanno create e il mondo che le circondava.
Gli interni domestici hanno storicamente riflettuto idee su famiglia e privacy. Osservando le case contemporanee, quali assunzioni sociali rivelano sul nostro modo di vivere attuale?
Purtroppo, trovo che molti interni oggi riflettano una certa omologazione, un look generico e prevedibile, dettato dalle tendenze dei social media o da chi non desidera realmente vivere in spazi curati e profondamente personali legati al buon “design”.
Si è scritto molto sull’architettura come memoria della civiltà, ma poca attenzione è dedicata alla decorazione. Perché gli interni sono spesso considerati secondari rispetto agli edifici?
Non credo siano necessariamente secondari. Forse, storicamente, l’architettura sopravvive agli interni perché il gusto muta rapidamente; gli spazi interni sono i primi a essere modificati nel tempo.

Above Allestimento della mostra del 2018 di Annie Cabigting ‘Museum Watching’ presso la Finale Gallery, curata dal designer Miguel Rosales.

Above Un salotto privato con opere di artisti contemporanei, legno antico e un divano in velluto su misura, espressione di un design ricercato.
Molte case storiche che ammiriamo sono state assemblate lentamente nel tempo. La vita moderna ha reso più difficile creare stanze che possiedano un genuino senso di continuità nel “design”?
Forse perché tutto è frenetico e si è posta maggiore enfasi su elementi usa e getta rispetto ad ambienti con un valore duraturo. Gli oggetti decorativi viaggiano costantemente tra epoche e culture.
Quali responsabilità accompagnano il collocare oggetti da un contesto all’altro?
Dipende se si tratta di oggetti di significato culturale o di venerazione; in tal caso dovrebbero rimanere dove sono stati creati. Tuttavia, esistono circostanze in cui la conservazione ne rende necessaria la migrazione. Dovremmo ricordarci di essere solo custodi di questi beni per la prossima generazione.
Il XVIII secolo considerava la casa come riflesso del carattere, il XX secolo come espressione del gusto. Quale idea trova più persuasiva nel “design” odierno?
Credo che entrambe entrino in gioco. Gli interni sono da sempre un veicolo per affermare sia il carattere che il gusto personale.
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Above Un rilievo a parete in metallo dal design brutalista creato da Caramel Inc impreziosisce il salotto.
I musei rimuovono gli oggetti dall’uso per preservarli, mentre gli interni domestici richiedono che essi rimangano attivi. Come influenza questa tensione il suo modo di vedere il “design” artistico in casa?
I musei svolgono un ruolo cruciale nell’educazione e nella preservazione, permettendo al pubblico di ispirarsi. In una casa privata, queste opere rimangono spesso confinate nel privato, a meno che il collezionista non le presti per esposizioni.
L’autenticità è diventata centrale nel “design” contemporaneo. Risiede negli oggetti stessi, nella loro storia o nel modo in cui vengono vissuti?
Credo sia una combinazione di fattori: dall’integrità del progetto, evitando imitazioni, al modo in cui i pezzi vengono assemblati, conferendo loro nuove storie.
Molte tradizioni decorative nascevano dalla necessità, non dall’abbondanza. L’eccesso di materiali ha reso più difficile creare interni con un vero carattere nel “design”?
Il “design” è diventato più accessibile, ma anche più usa e getta. L’influenza dei social media spinge verso prodotti di massa e look stereotipati che soddisfano l’impulso alla gratificazione istantanea.
Se gli storici studiassero la vita domestica del XXI secolo attraverso i suoi interni, cosa troverebbero più rivelatore?
È difficile immaginare il futuro quando dovremmo concentrarci sul migliorare il mondo in cui viviamo oggi. In un mondo frenetico che mette in dubbio la realtà, chi può dire quale filosofia definirà il nostro tempo?
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Photography: Jon Hipe




