What was once a matter of instinct, self-care has now become a matter of constant measurement (Photo: Getty Images)
Cover Ciò che un tempo era istintivo, con la moderna “self-care” è diventato un continuo esercizio di misurazione e controllo (Foto: Getty Images)
What was once a matter of instinct, self-care has now become a matter of constant measurement (Photo: Getty Images)

Punteggi del sonno, integratori, routine e ritiri: quando la cura di sé è diventata un secondo lavoro? Scoprite l'impatto della “self-care” sulla nostra salute mentale.

La “self-care” è diventata meno un modo per sentirsi meglio e più un modo per dimostrare che ci stiamo impegnando abbastanza? Il benessere oggi può sembrare una performance infinita di disciplina: il giusto punteggio del sonno, gli integratori ideali, la routine perfetta e il ritiro esclusivo per recuperare da tutto ciò. Le persone pagano persino per ottenere il permesso di leggere, riposare e disconnettersi.</p>

In occasione della Giornata Internazionale della “Self-Care”, il 24 luglio, ci poniamo una domanda scomoda: abbiamo dimenticato come riconoscere quando è il momento di fermarsi?</p>

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Le origini della “self-care”

Come la “self-care” di consumo è diventata un lavoro

Un modo per comprendere questo cambiamento è pensare che il mercato del benessere vendesse prodotti ed esperienze. La nuova fase costruisce sistemi che raccolgono, interpretano e rispondono a dati personali. Quando la “self-care” genera costantemente informazioni, inizia ad assomigliare a un impiego: controllare i dati, decidere se siano accurati, modificare il comportamento e monitorare i risultati.</p>

I ricercatori medici usano il termine “carico terapeutico” per descrivere l'impegno necessario nella gestione della salute. Sebbene la “self-care” di consumo non sia la stessa cosa della gestione di una malattia cronica, la domanda sorge spontanea: cosa accade quando l'impegno richiesto per curare la nostra salute supera il tempo e l'energia a disposizione?</p>

La “self-care” come risposta individuale a problemi collettivi

La cultura della produttività e la “self-care” si sono fuse

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Above Poiché i confini tra produttività e “self-care” si fanno sfumati, ci si aspetta che attività come lo yoga offrano un risultato tangibile (Foto: Getty Images)

La salute è diventata un obbligo morale

Poiché la salute è diventata misurabile, ogni comportamento genera un risultato. Carl Cederström e André Spicer, nel libro The Wellness Syndrome</em>, sostengono che la salute e la felicità non siano più solo desiderabili, ma stiano diventando obblighi morali. Stare bene significa essere buoni, mentre l'infelicità rischia di essere interpretata come una mancanza di disciplina.</p>

Questa moralizzazione è visibile in termini come “guadagnarsi” il riposo o diventare la “migliore” versione di se stessi. Per questo, la “self-care” può generare sensi di colpa: saltare una sessione di meditazione sembra un fallimento personale.</p>

La “self-care” ci ha resi più narcisisti o ansiosi?

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Above Il monitoraggio costante della “self-care” può soffocare la comunità, confondendo il limite tra il prendersi cura di sé e il farsi controllare dalle routine (Foto: Getty Images)
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Nella nostra preoccupazione per le prestazioni, che fine fanno la comunità e l'accettazione dei limiti umani? Uno studio del 2026 ha esaminato l'uso di dispositivi indossabili, identificando ansia per la salute, monitoraggio ossessivo e dipendenza dai dispositivi. Questo non significa che la “self-care” sia inutile; essa può preservare la salute, ma diventa ossessiva quando il sé è trattato come l'unico beneficiario e la causa di ogni problema.</p>

Noi umani abbiamo perso la saggezza di riposare e rilassarci veramente

- Thich Nhat Hanh -

Il contraccolpo contro l'iper-ottimizzazione

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Tamara Lamunière
Presidente del gruppo Tatler Asia, Tatler Asia
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Tamara Lamunière

Tamara Lamunière è la presidente del Tatler Asia Group.