Dai mietitori di anime alle volpi a nove code, i protagonisti sovrannaturali sono tra i supernatural K-drama leads più irresistibili della televisione
Nel mondo dei K-drama, gli esseri sovrannaturali vengono raramente trattati come mostri. Al contrario, sono figure dall’emotività complessa, bellissime, tormentate da traumi irrisolti e con un guardaroba impeccabile. Questa è la vera formula del successo.
Negli ultimi vent’anni, le serie coreane hanno costruito una mitologia attorno ai protagonisti non umani: goblin che vagano per Seoul, immortali maledetti intrappolati in secoli di dolore, spiriti volpe che tentano di diventare umani, demoni che scoprono i sentimenti e mietitori di anime che diventano sorprendenti beniamini del web.
E il pubblico continua a innamorarsene.
Parte del fascino risiede nella scala emotiva. Una rottura colpisce in modo diverso quando una persona ha vissuto per 900 anni. La sofferenza è più intensa quando un personaggio non può letteralmente morire. I K-drama comprendono questo aspetto istintivamente, ed è per questo che le loro storie fantasy operano su due livelli: spettacolo e malinconia.
Tuttavia, la vera fascinazione risiede nella contraddizione. I più amati supernatural K-drama leads sono pericolosi ma gentili, antichi ma emotivamente acerbi, terrificanti nelle loro capacità ma stranamente vulnerabili in amore. Possono distruggere mondi e rimanere comunque in imbarazzo tenendosi per mano.
I K-drama sanno inoltre estetizzare la tristezza come pochi altri. Per questo motivo, questi protagonisti non sono solo magici: sono figure che, sotto una luce soffusa e un’indie ballad di sottofondo, indossano cappotti firmati caricandosi il peso di secoli di rimpianti. Una mitologia che risulta devastantemente attraente.
Ecco i supernatural K-drama leads di cui il pubblico è rimasto completamente ossessionato.
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1. Kim Shin in “Goblin” (2016)
Above Un goblin secolare cerca la sposa umana destinata a porre fine alla sua immortalità eterna
Kim Shin (Gong Yoo) ha praticamente ridefinito la figura del protagonista maschile nei moderni K-drama fantasy.
Prima di “Goblin”, l’immortalità in TV tendeva spesso allo spettacolo. Dopo, è diventata un dolore profondamente romanticizzato. Kim Shin non affascina perché possiede poteri, ma perché è stanco. La serie trasforma la vita eterna in spossatezza emotiva, inquadrando la sua esistenza sovrannaturale non come un desiderio fantasy, ma come un accumulo infinito di memoria e perdita.
Il pubblico ne è rimasto stregato, ma la vera ossessione è stata Gong Yoo. La sua interpretazione ha dato a Kim Shin un calore insolito sotto tutta quella grandezza: giocoso in un momento, devastantemente solo in quello successivo. Non era solo un guerriero immortale; era emotivamente bloccato nel tempo. I fan non si sono innamorati della fantasia di vivere per sempre, ma del desiderio di essere l’unica persona capace di ammorbidire qualcuno che ha vissuto troppo a lungo.
Il successo del dramma ha anche cementato uno degli archetipi visivi preferiti: il supernatural K-drama lead come un servizio fotografico editoriale di lusso. Cappotti lunghi, neve che cade, caffetterie solitarie, tristezza esistenziale: ogni immortale televisivo ora deve apparire come protagonista di una campagna pubblicitaria.
2. Lee Yeon in “Tale of the Nine-Tailed” (2020)
Above Una potente volpe a nove code che vive nella Seoul moderna si riunisce con una donna legata al suo tragico passato
Lee Yeon (Lee Dong-wook) è arrivato nel momento esatto in cui il pubblico ha riscoperto il desiderio di protagonisti maschili pericolosi ma devoti.
Il mito della gumiho esiste da sempre nella narrazione coreana, ma “Tale of the Nine-Tailed” lo ha modernizzato puntando sulla fantasia romantica malinconica. Lee Yeon è sovrannaturale nelle sue capacità, ma profondamente umano nel desiderio, trascorrendo secoli perseguitato da un amore perduto mentre naviga in una Seoul piena di mostri mascherati da persone comuni.
Il vero punto di forza è stato il contrasto tra eleganza e violenza. Lee Dong Wook ha centrato il ruolo: interpreta Lee Yeon con una tale calma da renderlo antico, ma con la giusta acutezza emotiva per risultare seducente. Flirta davanti a una tazza di tè e un istante dopo annienta minacce sovrannaturali con terrificante efficienza. Lee oscilla tra predatore, tragico eroe romantico e inaspettato fidanzato domestico. Il personaggio appare mitico, ma stranamente reale, motivo per cui i fan si sono legati così profondamente a lui.
3. Jang Man-wol in “Hotel Del Luna” (2019)
Above La proprietaria di un albergo per spiriti erranti affronta secoli di colpa mentre aiuta i fantasmi a passare nell’aldilà
Jang Man-wol (IU) può essere tecnicamente vicina all’umanità, ma spiritualmente appartiene alla hall of fame dei protagonisti sovrannaturali.
Maledetta a gestire un hotel per anime defunte, esiste in una dimensione sospesa tra fantasma, divinità e CEO emotivamente instabile. Ciò che ha ossessionato il pubblico non è stata solo la mitologia fantasy, ma la teatralità del personaggio. Ogni ingresso era studiato, ogni outfit un evento culturale.
Sotto tutto quel glamour, la serie è brutalmente sincera sul dolore. L’immortalità di Man-wol la intrappola emotivamente proprio come i fantasmi sono intrappolati fisicamente. L’interpretazione di IU ha trasformato il personaggio in un fenomeno. Lo interpreta con gelida vanità, rabbia sepolta e lampi di vulnerabilità che appaiono quasi per caso. Non era la tipica eroina fantasy eterea: era più acuta, lunatica e infinitamente imprevedibile.
Grazie all’interpretazione di IU, l’hotel diventa un purgatorio che lei non riesce a lasciare alle spalle.
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4. Myul Mang in “Doom at Your Service” (2021)
Above Una donna malata terminale stipula un pericoloso contratto con un essere sovrannaturale capace di distruggere il mondo
Pochi drama hanno compreso il fascino dell’irraggiungibilità emotiva come “Doom at Your Service”.
Myul Mang (Seo In-guk) è l’incarnazione della distruzione. È un’entità sovrannaturale la cui esistenza ruota attorno alle fini. Naturalmente, il pubblico ha deciso immediatamente che fosse attraente. La serie gioca con questo paradosso, trasformando la rovina stessa in una figura stranamente empatica, esausta per l’umanità e distaccata dalla vita.
Ciò che lo rende avvincente non è il suo potere, ma il suo carattere. Seo In-guk conferisce a Myul Mang un arguzia asciutta e una moderazione emotiva che impediscono al personaggio di scivolare nel melodramma. Si comporta meno come un eroe fantasy tradizionale e più come qualcuno autenticamente disconnesso dalle emozioni umane, rendendo ogni momento di tenerezza ancora più potente. Osservare un essere non umano sviluppare lentamente un legame emotivo è diventato uno dei motori narrativi più affidabili dei supernatural K-drama leads.
5. Nak-su in “Alchemy of Souls” (2022)
Above Un’assassina letale intrappolata in un altro corpo viene coinvolta con un nobile il cui destino potrebbe cambiare il regno
I K-drama fantasy spesso falliscono se non prendono sul serio la propria mitologia, ma “Alchemy of Souls” vi si dedica completamente. Nak-su (Go Yoon-jung/Jung So-min) è tecnicamente umana, ma la magia dello scambio delle anime al centro della storia rende l’identità instabile e sovrannaturale. I personaggi negoziano costantemente il divario tra apparenza ed essenza, corpo e memoria. Che sia interpretata attraverso la vulnerabilità di Jung So-min o l’intensità più fredda di Go Yoon-jung, il personaggio oscilla costantemente tra assassina, sopravvissuta e riluttante protagonista romantica. Risulta pericolosa anche nei suoi momenti più dolci, conferendo alla storia d’amore un’imprevedibilità che raramente si trova in altri fantasy.
Il risultato appare emotivamente superiore a una normale storia d’amore; qui non si tratta solo di attrazione, ma di riconoscere l’altro oltre la forma fisica.
6. Kim Bong-seok in “Moving” (2023)
Above Adolescenti con poteri sovrannaturali ereditati scoprono i pericolosi segreti che i loro genitori hanno tenuto nascosti per anni
Ciò che ha distinto “Moving” è quanto sembrasse concreto il suo presupposto sovrannaturale. Invece di trattare i poteri come mero spettacolo, la serie li inquadra quasi come un peso generazionale. Volo, rigenerazione e sensi potenziati diventano estensioni della paura dei genitori e della violenza politica. I protagonisti non cercano di salvare il mondo, ma di sopravvivere ai sistemi che cercano di usarli come armi.
Tra le figure di spicco spicca Kim Bong-seok (Lee Jung-ha), la cui capacità di fluttuare risulta stranamente accattivante. Ha persino vinto un Baeksang per il ruolo. Il pubblico è rimasto affascinato da quanto questi personaggi rimanessero profondamente umani nonostante i loro poteri. Non sono supereroi eleganti; sono adolescenti ansiosi che ereditano traumi emotivi insieme a doti sovrumane. Quella vulnerabilità è ciò che ha fatto risuonare la serie con tanta forza.
È uno dei rari drama sui supereroi in cui la posta in gioco emotiva è costantemente più alta delle scene d’azione.
7. Jung Gu-won in “My Demon” (2023)
Above Uno spietato demone perde i propri poteri dopo essere stato coinvolto in una vicenda con un’ereditiera dal cuore freddo
I K-drama non hanno mai abbandonato la formula della storia d’amore sovrannaturale: hanno solo imparato a confezionarla meglio.
Jung Gu-won (Song Kang) è costruito con ingredienti familiari: essere immortale, esteriorità arrogante, solitudine nascosta e zigomi immacolati. Kang si immerge completamente nella teatralità del personaggio, interpretandolo con abbastanza presunzione da renderlo divertente anziché eccessivamente serio. Ha trattato l’umanità come un inconveniente temporaneo, prima di sviluppare lentamente una dipendenza emotiva.
Il drama attinge a una delle fantasie più antiche del genere romantico: l’uomo terrificante che diventa gentile per una sola persona. E “My Demon” comprende questa premessa alla perfezione.
8. Van in “Island” (2022)
Above Cacciatori sovrannaturali combattono forze demoniache sull’isola di Jeju affrontando la violenza sepolta nei loro passati
“Island” si orienta verso toni più cupi rispetto alla maggior parte dei K-drama fantasy, mescolando l’immaginario horror cattolico con la mitologia coreana e l’estetica action-noir.
Van (Kim Nam-gil), in particolare, sembra meno un eroe tradizionale e più un’arma lasciata operativa troppo a lungo. Kim lo interpreta con un livello di stanchezza che conferisce al personaggio una consistenza emotiva superiore al semplice stoicismo. Parla raramente, eppure ogni interazione appare carica di storia. La serie sottolinea il contrasto tra la brutalità di Van e il suo dolore latente: la sensazione che, sotto la caccia ai mostri, ci sia qualcuno profondamente isolato da ciò che è diventato.
Qui l’immortalità non è bella, ma corrosiva. La serie si chiede ripetutamente cosa accada quando la violenza diventa l’intera identità di una persona. Il che, naturalmente, non ha fatto che aumentare il fascino del pubblico nei suoi confronti.
9. So Mun in “The Uncanny Counter” (2020)
Above Un gruppo di cacciatori di demoni sovrannaturali travestiti da dipendenti di una tavola calda combatte spiriti maligni portando con sé cicatrici personali
Ciò che distingue “The Uncanny Counter” dai drama fantasy più appariscenti è quanto sembri umano il suo mondo sovrannaturale. Qui, i “Counter” possiedono abilità potenziate, si muovono tra regni e cacciano spiriti maligni, eppure lo show radica costantemente la sua mitologia nel dolore, nella disabilità, nella lotta di classe e nel concetto di “famiglia scelta”. So Mun (Jo Byeong-gyu), in particolare, non è avvincente perché guadagna improvvisamente potere, ma perché la serie tratta la rabbia e la perdita come forze volatili quanto il sovrannaturale stesso.
Il drama ha compreso qualcosa di essenziale riguardo alla moderna televisione fantasy: il pubblico ama la competenza, ma ama ancora di più la vulnerabilità. Sotto l’azione e le lotte contro i demoni c’è una storia di persone ferite che cercano con tutte le forze di non diventare esse stesse dei mostri.
10. Dan Hwal in “Bulgasal: Immortal Souls” (2021)
Above Un uomo maledetto dall’immortalità caccia la reincarnazione della donna che crede abbia distrutto la sua vita 600 anni fa
Se “Goblin” ha romanticizzato l’immortalità, “Bulgasal” l’ha resa terrificante e solitaria.
Dan Hwal (Lee Jin-wook) trascorre secoli intrappolato tra vendetta e memoria, portando un risentimento così antico da essersi calcificato nella sua stessa identità. L’interpretazione di Lee è fondamentale: recita con un’amarezza così controllata che persino i momenti di tenerezza sembrano quasi accidentali.
La serie punta molto sull’estetica gotica: neve, luce di fuoco, paesaggi abbandonati, volti che ricorrono nelle vite come affari in sospeso. C’era una desolazione emotiva così unapologetica in tutto ciò. Questo non è un essere sovrannaturale che brilla in eterno, ma qualcuno eroso dal tempo stesso.
Eppure, come per i migliori supernatural K-drama leads, la crudeltà è sempre controbilanciata dal desiderio. Sotto la vendetta e la mitologia mostruosa risiede un desiderio esausto di smettere finalmente di soffrire.




