Cosa è successo quest’anno alla fiera d’arte più vivace di Londra? Rosana Lai ci accompagna dietro le quinte di “Frieze” a Regent’s Park.
A dieci passi dall’ingresso di “Frieze” London, mi imbatto nell’ex interprete di Spider-Man Andrew Garfield, che cerca di passare inosservato sotto un berretto di velluto a coste, accompagnato dalla compagna e attrice Monica Barbaro. Tuttavia, i galleristi e i collezionisti, che si aggiravano entusiasti tra gli stand nel giorno dell’inaugurazione, non hanno prestato alcuna attenzione a questa celebrità di Hollywood; i veri protagonisti qui sono le opere appese alle pareti di “Frieze”.
“Frieze” London, una delle fiere d’arte contemporanea più celebrate al mondo, tiene il suo convegno annuale a Regent’s Park, attirando una folla scintillante, desiderosa di ammirare (e acquistare) pezzi dei più interessanti artisti contemporanei, presentati da 176 gallerie provenienti da 43 paesi e regioni.

Above Opera di Issy Wood esposta alla Carlos Ishikawa Gallery, per gentile concessione di “Frieze” London.
Quest’anno, la sua ventiquattresima edizione ha vantato ambiziosi progetti solisti presso gallerie di fama internazionale, dal pittore brasiliano Dalton Paula da Lisson all’artista tedesco Albert Oehlen da Gagosian, fino alla brasiliana Marina Perez Simão presso la Pace Gallery. Un numero crescente di artisti asiatici ha trovato spazio, con molti che si sono distinti nella nuova sezione curatoriale “The Code Universe”, curata da Carol Yinghua Lu, direttrice del Beijing Inside-Out Art Museum e co-curatrice della 19esima Biennale di Istanbul nel 2027.
Spaziando dalle opere dell’ultimo mezzo secolo fino al presente, la sezione mette in mostra artisti che esaminano come la cultura popolare venga prodotta, diffusa e consumata, esplorando come l’arte pop e concettuale stia ancora plasmando questa generazione post-digitale. Tra i momenti salienti, le opere dell’artista balinese Oototol, realizzate con inchiostro cinese su tela, che presentano un cast ricorrente di figure androgine in uniforme militare, capaci di “muoversi tra cerimonia, erotismo e assurdo”.
Dopo aver attraversato decine di stand (e aver distolto lo sguardo per ammirare una donna con una giacca di lusso realizzata con un patchwork di venti pelli diverse), raggiungo la celebre galleria singaporiana Ames Yavuz, che ha portato a “Frieze” opere di Pinaree Sanpitak. L’artista thailandese è nota per le sue forme che distillano il corpo femminile nelle sue parti elementari; l’opera scelta per la fiera rappresenta un’elegante allusione al suo repertorio scultoreo. A pochi passi si trova la galleria Kukje, considerata la “Gagosian della Corea”, che ha riunito artisti emergenti e affermati, tra cui un cerchio specchiante di Anish Kapoor e un dipinto mozzafiato di Kwangho Lee, che raffigura un campo estivo vibrante di colori.
Proseguendo il viaggio ideale verso sud, arriviamo alla galleria Experimenter di Calcutta, che ha presentato un’interessante opera di Radhika Khimji, la quale sovrappone fotografia e puntinismo per creare un sensuale miscuglio di forme, accanto ai lavori della Chanakya School of Craft, un’istituzione non profit basata a Mumbai dedicata all’empowerment femminile attraverso l’artigianato tradizionale. “La Chanakya School ha collaborazioni eccellenti e ha lavorato con Fendi e Dior, ma è un piacere vedere il loro lavoro in un contesto espositivo a “Frieze””, ha commentato Tahira Chawla, ex direttrice della galleria Saatchi Yates per l’Asia meridionale, parlando di una scultura tessile torreggiante realizzata in rafia, bambù e corda di cotone.
Dato il successo di “Frieze” Seoul, lanciata nel 2022, non sorprende che il programma londinese di quest’anno abbia incluso numerose occasioni di ascoltare i collaboratori dell’Asia orientale. Durante il panel “New Horizons for Korean Art KAMS” in collaborazione con “Frieze”, Mark Mingu Cho, artista contemporaneo nato a Seul e residente a Londra, ha spiegato perché, nonostante il successo dell’edizione coreana, “Frieze” London rimanga un’opportunità chiave per gli artisti dell’Estremo Oriente. “È fondamentale per le gallerie coreane condividere le proprie storie ed espandere la pedagogia verso l’Occidente, ma onestamente si tratta anche del mercato”, ha detto Cho a Tatler. “Il numero di transazioni in Corea è ancora esiguo rispetto al Regno Unito, quindi per gli artisti asiatici è importante essere presenti qui; rimane un evento globale.”
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Oltre all’avvistamento di celebrità, una parte altrettanto divertente della visita a “Frieze” consiste nell’osservare collezionisti e galleristi mescolarsi tra loro indossando gonne di Dries van Noten o completi arancioni fluorescenti di Issey Miyake; ed è per questo che la fiera rimane un polo d’attrazione anche per i brand di moda di lusso e ospitalità, ansiosi di catturare questo pubblico facoltoso tra una negoziazione artistica e l’altra. I visitatori hanno preso parte ai “Frieze” Masters Talks, che hanno avvicinato il pubblico ad artisti leggendari come la scenografa Es Devlin e l’artista Grayson Perry, prima di fermarsi per un pasto presso uno dei numerosi pop-up gastronomici. Al Sessions Arts Club, per esempio, i commensali hanno potuto gustare i celebri piatti del ristorante londinese, circondati da oggetti per la casa e sculture in vetro del brand CompletedWorks. Tutti i marchi selezionati lungo la fiera ricordano costantemente il variegato talento di cui Londra è sede.
Al termine della prima giornata, le conversazioni erano variegate: alcuni partecipanti esprimevano shock per le sculture di gargoyle senza testa dell’artista israeliana Yuli Serfaty, mentre molti lodavano i vivaci dipinti floreali presenti in ogni stand. Poi abbiamo sentito la voce giunta dal tendone di “Frieze” Masters: “Still Life of Flowers in a Stoneware Vase” di Jan Brueghel il Vecchio, il pittore fiammingo del XVI secolo pioniere della natura morta floreale nei Paesi Bassi meridionali, è stato venduto da Hauser & Wirth per ben 5 milioni di sterline. Con una vendita che ha superato il record dell’apertura dello scorso anno, la 24esima edizione di “Frieze” è già memorabile.





