A Milano, la casa di Wolela Hailye, guidata dall’istinto, dimostra che la vera autorevolezza nel design nasce dall’intuizione, non dai sistemi legati ai trend di Milano.
Wolela Hailye non è una interior designer. Non offre consulenze, non assembla mood board e non parla utilizzando il gergo tecnico del settore. Per professione, gestisce un salotto in lingua inglese a Milano, ospitando incontri basati sulla conversazione, radicati nel suo background letterario e giornalistico. Eppure, varcando la soglia del suo appartamento milanese, ci si imbatte in una delle case di Milano composte in modo più istintivo della città. Nulla sembra costruito ad arte, eppure ogni cosa è al suo posto. Nulla è coordinato, eppure tutto appare in perfetta armonia. C’è un ritmo nel modo in cui la luce si posa sulle pareti opache. C’è equilibrio nel dialogo tra pezzi d’antiquariato e creazioni artigianali, tra lucentezza e texture, struttura e morbidezza. L’armonia è silenziosa, ma innegabile.
Niente, però, è accidentale. “Una casa deve essere un nido”, osserva. “Non è uno spazio dove le persone vengono per calcolare chi sei. Penso che dovrebbe leggermente confonderle, perché in fondo non siamo forse persone complesse?” La sua dimora di Milano fa esattamente questo. Invita alla curiosità piuttosto che all’ammirazione. Ci si ritrova a porsi delle domande. Da dove viene questo oggetto? Come l’hai trovato? Perché si inserisce così bene in questo contesto milanese?
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Movimento e metodo nella scena di Milano

Above Il soggiorno milanese riflette l’approccio istintivo di Wolela al design, dove texture, arte e oggetti collezionati convergono in una quieta armonia, rendendo questa casa di Milano un esempio unico.
Hailye è nata in Etiopia da madre ucraina e padre etiope, è cresciuta in Pennsylvania ed è ora radicata a Milano grazie al matrimonio; ha inoltre vissuto per decenni tra New York, Londra e Treviso. Tuttavia, si guarda bene dal romanticizzare l’identità. “L’essere birazziale è la mia esperienza di vita”, afferma. “Non è la mia estetica.”
Ciò che definisce i suoi interni non è l’etnia, ma il multiculturalismo. Il movimento tra i luoghi. La lenta stratificazione della memoria visiva. Una quieta morbidezza negli spazi, plasmata da una vita vissuta tra culture diverse, con un’affinità per la terra e i materiali naturali, e una resistenza a tutto ciò che appare eccessivamente levigato o performativo nel design di Milano.
Se esiste un principio guida, è la materialità. “La cosa più importante di ciò che acquisto, o più spesso trovo, è il materiale di cui è composto”, dice. “La sensazione tattile. Tutto il resto è secondario.” Acquista guidata dal tatto: texture prima del colore, peso prima del brand. quell’istinto spiega perché il suo appartamento di Milano sembri radicato piuttosto che decorato. Persino i pezzi più stravaganti possiedono una propria presenza. Rifiuta le mode: “È un veleno per me quando qualcuno dice che è alla moda. Tutti lo vogliono. Tutti lo vorranno. Significa che non è una scelta mia.”

Above Le pareti del soggiorno di questa casa di Milano sono decorate con opere d’arte raccolte da amici e artisti vicini alla vita di Hailye, riflettendo legami personali e un profondo senso di Milano.
Cerca invece ciò che definisce “magia”. Come un tavolo di Scarpa scoperto sotto un materasso in un mercato di Londra da suo marito; lampade di Murano acquistate anni fa in una chiesa di Milano prima che il vintage diventasse una strategia di mercato; calici da champagne trovati a Copenaghen dopo averne fatto a meno per un decennio, acquistati solo perché erano abbastanza belli da giustificare la loro presenza in casa. Non compra per categorie, ma per risonanza in quel di Milano.
Ciò che rende eccezionale la sua casa di Milano, tuttavia, non sono gli oggetti in sé, ma il suo intuito per l’equilibrio. Trascorrendo del tempo nel suo soggiorno, si nota la disciplina celata dietro l’apparente naturalezza. Le altezze si allineano quasi inconsciamente. Gli oggetti scuri sono bilanciati da quelli chiari. La lucentezza incontra l’opaco. Le linee rette sono ammorbidite dalle curve. Lo spazio vuoto ha modo di respirare. “Quando sposto qualcosa, lo sento”, spiega. “Se è sbagliato, lo percepisco istantaneamente in questa casa di Milano.”
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Non ci sono diagrammi. Nessuna formula. “Il mio libro di regole è la natura.” La natura non opera secondo una simmetria perfetta, eppure raramente risulta caotica. Quella stessa logica organica governa i suoi interni di Milano. C’è fluidità, ma mai disordine; stratificazione, ma mai eccesso. La casa respira con naturalezza.
Suo marito, Roberto Mancone, un CEO italiano nel settore fintech con base negli Emirati Arabi Uniti, apporta la sua quieta sensibilità. Come molti milanesi, possiede un apprezzamento istintivo per il design. La sua sensibilità ancora la stratificazione intuitiva di Hailye con un naturale senso dell’equilibrio, mentre lei introduce narrazione e consistenza. Insieme, il risultato si posiziona tra il minimale e il massimale, né spoglio né affollato, ma vivo nel contesto urbano di Milano.
Orientamento al dettaglio a Milano

Above La terrazza vetrata di questa dimora di Milano annulla i confini tra interno ed esterno, creando un rifugio rilassato simile a un giardino.
Hanno ricostruito questo nido diverse volte prima di stabilirsi a Milano. A differenza di molti espatriati che trattano le case come gusci temporanei, Hailye ha sempre avuto bisogno di ricreare un senso di appartenenza. “Posso vivere ovunque”, afferma. “Perché so che saprò ricrearlo.” Il loro appartamento di Milano, acquistato nel 2011, è stato ristrutturato con quella stessa miscela di pragmatismo e poesia. Le travi sono state riportate alla luce e la terrazza è stata chiusa con vetrate. Una vecchia porta è stata salvata e successivamente reinserita perché mancava qualcosa all’identità della casa milanese.
Hailye ha anche collaborato con l’artista Barbara Valli, che ha trasformato una parete danneggiata utilizzando una finitura a calce su misura. Stratificando e rimuovendo pigmenti, ha rivelato colori tenui sotto la superficie, introducendo una texture esterna in ambienti interni e permettendo all’appartamento di Milano e alla terrazza di richiamarsi a vicenda.
Anche i dettagli più piccoli portano con sé un’intenzione. Progetta i propri pezzi quando non trova ciò che desidera. Applique in legno e vetro sono state create da frammenti recuperati. Un secchiello per il vino è stato ricreato a memoria, dopo averne ammirato uno al ristorante El Carnicero di Milano. I quadri sono stati incorniciati con cura, talvolta a un costo superiore all’opera stessa, perché, come dice, l’incorniciatura è “la frase finale”.
Eppure, non ha mai tentato di trasformare questo istinto in una professione a Milano. Quando le si chiede se progetterebbe per altri, esita. “Non saprei da dove iniziare. Sappiamo chi siamo. È così che funziona.” E forse è proprio per questo che a Milano funziona così bene.
Equilibrio milanese

Above Verde, pezzi d’antiquariato e luce naturale definiscono un rifugio ispirato ai giardini di Milano.
A Milano, città definita da settimane del design, showroom raffinati ed estetiche griffate, Hailye ha creato una dimora che mantiene la propria personalità senza ricorrere a nulla di tutto ciò. Non c’è una formazione accademica negli interni, nessun posizionamento strategico, nessun algoritmo che guidi il gusto in questa casa di Milano. Solo istinto.
Trascorrendo abbastanza tempo nella sua casa di Milano, diventa chiaro che l’armonia non è accidentale, l’equilibrio non è casuale. Il ritmo tra materiali, proporzioni e luce si percepisce invece di essere forzato. C’è struttura dietro la fluidità, disciplina dietro la stratificazione. Il ritmo naturale non può essere insegnato, solo ascoltato.
La sua casa compete silenziosamente con le opere dei professionisti a Milano, non perché provi a farlo, ma perché è onesta; perché è radicata nell’esperienza vissuta piuttosto che nella performance estetica; perché ogni oggetto è stato scelto, non semplicemente approvato. Alla fine, ciò che rende i suoi interni di Milano straordinari non è dove ha studiato o cosa faccia per vivere. È il fatto che ascolti se stessa. Ci ricorda che il gusto non si costruisce solo attraverso l’esposizione, ma attraverso il coraggio. Il coraggio di scegliere in modo diverso. Di cercare con intenzione. Di fidarsi di ciò che sembra giusto. E questo, nel design come nella vita a Milano, è il lusso più raro di tutti.
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Photography: Mariana Ugarte
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