Durante la Milano Design Week 2026, il designer Noé Duchaufour-Lawrance ha presentato le nuove lampade Corolle per Dior Maison, un’ode all’artigianato, al retaggio della couture e a Dior.
La prima cosa che si nota entrando nell’esposizione di Dior Maison alla Milano Design Week 2026 è il profumo dolce, quasi di petricore, della fibra naturale. Poi, la scenografia si dispiega attorno al visitatore: un giardino rigoglioso intrecciato interamente in bambù dagli artisti thailandesi Korakot Aromdee e Vasana Saima, ispirato ai giardini di Villa Les Rhumbs a Granville, la casa d’infanzia di Christian Dior, che incarna l’essenza di Dior.
La flora e la fauna, dalle rose in fiore all’edera rampicante e gli ulivi, fino agli uccelli, le farfalle e le coccinelle in volo, sono articolate con una tale fedeltà che ogni specie è immediatamente riconoscibile.
Forse ti sei perso: La direttrice creativa di Dior Maison, Cordelia de Castellane, sui suoi essenziali per ricevere alla francese

Above Il designer francese Noé Duchaufour-Lawrance all’interno del suo atelier durante la creazione Dior.

Above L’esposizione Corolle presentata da Dior presso Palazzo Landriani, un omaggio all’eleganza Dior.
All’interno di questo giardino sono esposte le lampade Corolle, una serie di lampade da tavolo che proiettano intricati motivi geometrici, firmate dal premiato designer Noé Duchaufour-Lawrance. Continuando la collaborazione tra Dior Maison e il designer francese iniziata nel 2019, la presentazione di quest’anno segna un approfondimento significativo di quel dialogo, che ha portato Duchaufour-Lawrance negli archivi Dior, tra i maestri vetrai di Murano e fino agli intrecciatori di bambù giapponesi.

Above Una lampada Corolle di Dior in bambù intrecciato proietta ombre geometriche accanto all’installazione di Korakot Aromdee.
Esplorando gli archivi Dior
Il punto di partenza è stata la ricerca d’archivio, condotta in prima persona. Duchaufour-Lawrance descrive l’accesso ai leggendari caveau al numero 30 di Avenue Montaigne, sede storica di Dior: “Abbiamo aperto alcuni cassetti e scatole. Ogni pezzo è meraviglioso, dettagliato, un abito splendido, un top squisito. Tutto è incredibilmente prezioso.” Da questi incontri sono emersi motivi distintivi come il cannage e le linee plissettate della gonna Corolle, che ha tradotto in schizzi e successivamente in brief tecnici per gli artigiani di Dior.

Above La lampada portatile Corolle di Dior Maison realizzata in vetro di Murano trasparente.
L’evoluzione rispetto alla prima collezione è intenzionale. “La prima era molto semplice, solo tre colori, trasparente, senza texture”, racconta. “Poi, Dior ha voluto esplorare maggiormente il savoir-faire del vetro. Ci hanno proposto di realizzare il progetto a Murano, dove le possibilità sono infinite. Abbiamo esplorato l’haute couture del vetro per Dior.”

Above Il bambù è stato scelto per questa collezione Dior grazie alla precisione dell’intreccio manuale.
Dipingere con le ombre
Sarebbe tentativo definire le lampade semplici oggetti decorativi. Duchaufour-Lawrance rifiuta questo termine, eppure le pozze di ombre geometriche che proiettano sul pavimento sono tra gli elementi più affascinanti del Salone di quest’anno.
Il suo ragionamento è preciso: “La bellezza risiede nel fatto che il materiale stesso narra la storia. Non lo si controlla. È la magia della luce e la bellezza di questo materiale immateriale che, lavorando con lo spessore e le imperfezioni del vetro, crea un oggetto unico nel suo genere, perfetto per lo stile Dior.”

Above Due lampade Corolle in vetro di Murano che proiettano i loro caratteristici motivi d’ombra radiali.
La sfida, spiega, è stata la calibrazione costante. “Abbiamo abbandonato alcune soluzioni per mancanza di trasparenza. Bisognava sempre trovare l’equilibrio tra la lavorazione del vetro e la proiezione della luce”, aggiunge. “A volte, ero più concentrato sulla proiezione che sull’oggetto stesso.” Le lampade in bambù Dior hanno richiesto una soluzione diversa: il rattan, usato tradizionalmente per il cannage, era troppo rigido per la precisione richiesta dal design.
Il bambù, raffinato in strisce, ammollato e intrecciato a mano a Kyoto, è stato l’unico materiale in grado di offrire la finezza cercata per Dior.

Above Un dettaglio della lampada in bambù realizzata da un artigiano di Kyoto per Dior.
Il lusso è tempo
Alla domanda su cosa speri che il pubblico di Dior tragga dalla collezione, Duchaufour-Lawrance risponde con candore: “Non ci penso veramente.” Ciò a cui pensa, lungamente, è il significato reale del lusso in un mondo in cui l’artigianato diventa invisibile o inaccessibile. La sua risposta è una sola parola: tempo.
“Ogni progetto artigianale richiede molto tempo, e il lusso è uno dei pochi ambiti in cui ci si può permettere di farlo”, afferma. “Mi piacerebbe che l’artigianato tornasse nella nostra vita quotidiana in modo più semplice, ma oggi, esso è spesso associato a sfruttamento o a costi elevati, come nel caso di Dior.”

Above Dettaglio della scenografia Dior, dove uccelli e fiori sono resi con minuziosi dettagli intrecciati.
Non esiste una risoluzione facile a tale tensione, e Duchaufour-Lawrance non finge che ci sia. Ma stando in questa sala illuminata d’ambra a Palazzo Landriani, circondati dalle ombre evocate dalle sue lampade e dal mondo onirico nato dall’alto artigianato di Dior e dalle collaborazioni globali, è evidente che il tempo, qui, sia stato speso eccezionalmente bene.
CONTINUA A LEGGERE
Il designer francese Sam Baron reinterpreta l’eredità Dior Maison
Milano Design Week 2026: come la cucina è diventata il cuore della casa
Milano Design Week 2026: Salone Raritas riflette l’ascesa del design da collezione
Credits
Photography: Max Cornwall e Nicolo De March
Topics





